martedì 2 settembre 2014

Valutatemi per quello che la musica dice

Il post di oggi è una sorta di proposta sotto forma di sfogo; è legato in particolare alla discussione che ho seguito sul web (per quanto possibile) sul « new conceptualism »; avviata a Darmstadt, potrebbe dare il via anche alle nostre latitudini a un dibattito più ampio, se ne saremo capaci. Parto dalla proposta della discussione (che potete trovare qui):

In recent years, the contemporary music scene has witnessed a resurgence of interest in conceptual music. Proponents of this work argue against the importance of musical material progress (Materialfortschritt) in favor of "a music of this-worldliness" (Musik der Diesseitigkeit), "a music of a content-aesthetical turn" (Musik einer gehalts-ästhetischen Wende), or "a music of the digital revolution" (Musik der digitalen Revolution). Conceptual approaches to composition challenge conventional notions of authorship, craft, content and prompt a reconsideration of the role of subjectivity, the value of virtuosity, the function of media, and the relationship of contemporary music to broader cultural fields such as economics, politics, or visual arts.
What are the implications of this conceptual preference? Where has it come from, where will it lead us, and why does it hold such sway and influence at this precise historical moment?
In this debate we hope to explore issues of authorship, content, and cultural connection from both conceptual and non-conceptual orientations.

giovedì 31 luglio 2014

Buone vacanze... in Darmstadt style

Da alcune ore spopola in rete questo divertente filmato-parodia, col quale /nu/thing intende augurarvi buone vacanze e ricordarvi che le nostre attività riprenderanno a settembre.


lunedì 21 luglio 2014

Un Cluster, cent'anni fa

In quest'estate forse un po' altalenante, fra canicola e precoci umori autunnali, amiamo prendere il tempo che ci spetta dopo mesi passati al lavoro, fra lezioni, pezzi composti o da comporre, e compiti da correggere. Ci mettiamo in modalità "flâneur"; e girovaghiamo in qua e in là, fisicamente o meno. La mattina inforchiamo la bicicletta e prendiamo per il parco, il pomeriggio dormiamo con le tapparelle mezze abbassate e la sera forse usciamo per un gelato. Oppure no: la mattina andiamo dal dentista dopo mesi di procrastinazioni, il pomeriggio riordiniamo la cantina e la sera telefoniamo a un amico che non sentiamo da tanto tempo.

martedì 8 luglio 2014

La Grande Fuga (un po' a vanvera)

Quella che segue è una recensione di una recensione. Eugenio Scalfari parla di un libro di Enzo Restagno dedicato a Schönberg e Stravinsky: "Schönberg e Stravinsky. Storia di un’impossibile amicizia". Premetto: non ho letto il libro ma solo l’articolo, apparso su l'Espresso il 4 luglio. In ogni caso, uno dei più importanti giornalisti d’Italia parla di musica moderna, e la cosa è talmente rara da fare scalpore in sé. 

Purtroppo, l'articolo mostra una qualche incongruenza, per non dire di peggio. Il riassunto che segue, nonostante i pochissimi virgolettati, è una trascrizione fedele dall'originale di Scalfari, ad eccezione dei miei commenti che, a scanso di equivoci, ho sempre messo tra parentesi. L'articolo è fatto di salti logici e incongruenze divertenti.

Il testo è disponibile qui (si può accedere a una versione in anteprima connettendosi con un Facebook, Google+ o Twitter).

lunedì 23 giugno 2014

Agata Zubel - NOT I


Non accade spesso che dei compositori siano anche interpreti. Intendiamoci, molti tra coloro che oggi scrivono, arrivano alla composizione da percorsi d’interpretazione più o meno significativi o in ogni caso dalla pratica del suonare (più o meno genere-esente). Dietro le musiche che sono marcate della locuzione "con influenze Jazz", ci sono spesso delle esperienze performative maturate in tali contesti.


Ci sono alcuni casi ben noti di direttori-compositori come Pierre Boulez, Peter Eötvös, Beat Furrer, George Benjamin, Enno Poppe, Esa-Pekka Salonen e Matthias Pintscher (la lista potrebbe continuare, il post precedente porta la firma di Filippo Perocco che è anch'egli compositore e direttore). Più di rado s’incappa in strumentisti-compositori (la parola ”strumentista" non mi è mai piaciuta, è qui messa per far riferimento agli interpreti che hanno pratica continua con uno strumento la cui tecnica esige il contatto fisico), tra questi troviamo il pianista-compositore Thomas Adès, la compositrice-vocalist Erin Gee oppure, tra i giovani italiani, lo stesso Stefano Bulfon (pianista) e Andrea Agostini (basso elettrico).

lunedì 16 giugno 2014

Altri luoghi

di Filippo Perocco

Come funziona la relazione tra il pensare la musica sulla carta e cercare di metterla in azione in un progetto più largo? Quanto di cosciente e di incosciente c'è ne L'arsenale? Come coabitano l'essere compositore, direttore e direttore artistico? Quanto le opinioni del pubblico possono influenzare il gesto compositivo ed organizzativo? In che modo si è radicata l'esperienza de L'arsenale nella città e come si è estesa ad altre realtà e altre città?

Queste le sollecitazioni che ho ricevuto dal collettivo /nu/thing per questo post. Non è per niente facile rispondere ed indagare tutto questo. Non è facile parlare di sé stessi. Né tantomeno farlo in questo luogo, soprattutto se si latita intenzionalmente, o meglio, se si frequenta con cautela il territorio dei social network e dei dibattiti collettivi. Ma, visto che mi è stato chiesto (bella scusa), ci provo ed evito un'aprioristica organicità nel farlo, lasciando spazio ad eventuali digressioni, sbandamenti, distrazioni, crepe e macerie; un approccio con i detriti tanto frequentato anche nella mia attività compositiva.