martedì 11 agosto 2015

Hello - Alexander Schubert

Prima di partire per le vacanze, concedendomi così l'agognata pausa estiva, vi propongo una breve riflessione che parte da un suggerimento di Eric Maestri. Si tratta di uno spunto per l'ascolto e per il pensiero, per non volere - o voler riuscire - a staccare completamente la spina nel bimestre che corre fra luglio e settembre: un periodo dell'anno in cui abbiamo il bisogno vitale di prendere il nostro tempo e nel quale possiamo comunque afferrare - forse non troppo distrattamente - qualche manciata di sollecitazioni sonore. Vi poniamo quindi all'ascolto e alla visione di questo:

lunedì 29 giugno 2015

Progetto per una disintegrazione del sistema

di Fabio Selvafiorita


...è più facile parlare dell'algebra che del fuoco.”
(John Barth)



La richiesta per un mio intervento in questo spazio giunge tanto inattesa quanto gradita. È molto probabile che gli articoli che vado scrivendo da qualche tempo per L'Intellettuale Dissidente o qualche esternazione da me rimossa devono aver provocato questa domanda. Premetto che non ho intenzione di proporvi nulla di originale. Viviamo in un mondo in cui ognuno si sente legittimato a dire la sua su qualsiasi argomento. Più raro che gli stessi condividano con altri le coordinate culturali di un pensiero. Ho preferito proporvi un percorso quasi ipertestuale tra riflessioni di pensatori ben più autorevoli di me sui fondamenti dell'Estetica in quella che ritengo l'ora più buia della sua storia. Prendete questo scritto così com'è, senza rintracciare intenti sistematici e accettando certe espressioni enigmatiche per quel che possono significare per voi. In ogni caso ringrazio i ragazzi di /nu/thing per l'ospitalità e approfitto di questo spazio per dare ordine pubblicamente a qualche pensiero sparso sulla natura del fuoco. Dell'algebra, d'altronde, già sapete. 

lunedì 15 giugno 2015

Programmi di sala

Mi annoiano profondamente i programmi di sala in cui il compositore mi spiega quali intervalli ha usato, su quale principio combinatorio è basata la forma del pezzo o quali inedite tecniche di trattamento del suono elettronico ha impiegato. Mi fanno sempre pensare che non ci sia nulla di più interessante da sapere sulla musica, su ciò che vuol dire o che vi posso leggere: mi interesserebbe piuttosto conoscere i libri o i film o i cibi preferiti del compositore, capirei di più. E se invece provassimo a immaginare, per i nostri pezzi o quelli dei nostri amici o dei nostri idoli, degli shameless ads, dei piccoli furbi testi che provino a suggerire a chi non è del mestiere, a chi se ne frega degli intervalli e della combinatoria e dell'informatica musicale, dove guardare, che cosa si può cercare in questo o quel pezzo e perché, magari, lo si potrebbe anche amare? Nel mio mondo ideale ci sarebbero dei bravi copywriter che farebbero questo mestiere. In mancanza di meglio, così, per scherzo o per esperimento, ci provo io, con tre pezzi che hanno fatto la storia (di uno avevo già parlato tempo fa, mi perdonate?), scelti apposta per rendermi il compito facile.

lunedì 25 maggio 2015

Is composition not research?

Il post di oggi prende spunto da un articolo che John Croft ha pubblicato su Tempo, una rivista dedicata alla musica d’oggi. Si tratta di un provocante articolo intitolato Composition is not research. Da dove viene questa asserzione così marcata? 

Per coloro che conoscono poco il contesto anglosassone -  e via via sempre più continentale -  lo studio della composizione è fatto principalmente in Università. Ci sono dipartimenti di musica che non solo formano musicologi ma anche compositori e interpreti. Il quadro è allora diverso da quello dei Conservatori, in cui si formano musicisti secondo schemi che derivano dalla divisione delle belle arti fatta nel diciottesimo secolo. Nei Conservatori l’arte si insegna tramite le tecniche e la storia; quello che si dice con quelle tecniche antiche e tutte quelle nuove è affare dell’artista, del pubblico e del gusto. Per dirla in maniera schematica, "nel migliore dei mondi possibili", il successo artistico dipende da quanto i pezzi sono apprezzati, dalla forza, inventività e solidità tecnica dell’artista. Nelle Università è invece richiesto all’artista di definire, a parole, la sua poetica e la sua posizione estetica, contestualizzando il suo pensiero nella migliore maniera possibile. 

martedì 5 maggio 2015

Impuls



Con questo post vorrei parlare di una importante realtà internazionale poco oltre la frontiera: il festival Impuls di Graz.
L’accademia, fondata da Beat Furrer e Ernst Kovacic solo pochi anni fa, promuove in maniera instancabile la musica contemporanea e i suoi principali attori, non solo compositori (giovani), ma anche strumentisti e ensembles.
L’anima di questo festival però è rappresentata da una persona, Ute Pinter, che in maniera instancabile porta avanti tutta una serie di azioni, da quelle organizzative alla comunicazione.

Non ho avuto la possibilità di seguire per intero il festival, mi limiterò quindi ad una semplice cronaca.
Le attività offerte dall’accademia austriaca si dipanano fra reading sessions con ensemble rinomati, discussioni aperte, workshops di improvvisazioni live con elettronica, masterclasses e ovviamente concerti, permettendo dunque anche ai giovanissimi un approccio non solo teorico alla musica contemporanea ma anche pratico. E’ molto forte dunque l’aspetto dello scambio, della condivisione, della scoperta. 
In qualche modo mi ricorda da vicino Darmstadt, potremmo perfino dire che il pubblico che anima la piccola cittadina austriaca durante il mese di febbraio sia lo stesso che in estate si sposta verso la rinomata città tedesca (…e poi potenzialmente anche verso Donauschingen).
Particolarmente interessante notare questo grafico che ho trovato sul sito di Impuls dove si denota la statistica riguardante la presenza delle varie nazionalità presenti al festival. Notate nulla di strano? Beh, la presenza italiana è al primo posto!

lunedì 20 aprile 2015

Ashley Fure - Something to Hunt

Ashley Fure è una compositrice americana classe 1982 ma sul fatto che sia americana e sulla sua biografia in generale parlerò in seguito. La musica di Ashley Fure non è programmata in Italia ma la sua azione ha un respiro internazionale, i suoi lavori hanno ricevuto alcuni dei premi più importanti e tra questi ne cito uno in particolare: il Kranichsteiner Music Prize della città di Darmstadt. Per parlare di questa voce, che ritengo preziosa, parto da qui, perché il premio in oggetto non è semplicemente assegnato per un bel pezzo: è un riconoscimento di più ampio respiro che guarda al profilo artistico attuale e al valore potenziale di una vita di scrittura. 


Vi propongo dunque la registrazione live della prima esecuzione assoluta di “Something to Hunt”, un brano per sette strumenti presentato dall'ensemble Dal Niente a Darmstadt nel 2014, al tempo stesso prendo questo lavoro come se fosse una scusa, in realtà vorrei parlarvi di questa compositrice riflettendo su alcune caratteristiche della sua poetica. 

lunedì 13 aprile 2015

III Raduno Internazionale del Kazoo Sinfonico "Johnny Diotallevi-Tedeschi"

Ci è pervenuta la brochure di questo interessantissimo evento, e ci è parso criminale non portarla all'attenzione di un pubblico più ampio.