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venerdì 4 ottobre 2013

Aspettando domenica - seconda puntata

Il concerto /nu/ si approssima, e così vi presentiamo la seconda puntata di introduzione alle opere che saranno suonate. Ovviamente, sempre a firma collettiva! Buona lettura, e non mancate!

Aurélio Edler-Copes - Interférence


L'interferenza è un disturbo che molesta un supposto ordinario trascorrere degli eventi. Nel campo catodico, l'immagine viene interrotta a più riprese da schermate brulicanti di puntini bianchi e neri in caotica evoluzione, o da bande che salgono o scendono periodicamente; l'audio restituisce un rumore bianco uniformemente agitato o delle frequenze quasi sinusoidali.


Lo schermo di Aurélio funziona in un modo più interessante. L'immagine è il caso informe, e la sua perturbazione sono dei suoni forse a noi più familiari, forse a noi più vicini - corde grattate, tessiture lontane. Sullo schermo di Aurélio l'immagine è fine e sottile, e il disturbo non la cancella, ma la cerca e la esalta.



Chris Swithinbank - All the time that you have what we have / All the time that you have


Un lucido salto dell'immaginazione, e Chris propone di gettare uno sguardo passando il limite che i corpi ti impongono. Oltre la lentezza e il peso dell'arco, oltre il termine della voce e del suo sforzo esiste altro - ed è il tempo che accoglie le azioni semplici, come tagliare, fischiare e frammentare il verbo, e che tu hai del tutto.



Mario Diaz de León - Trembling time II


Non l'espressionismo ultimo della musica satura francese: piuttosto lo zen del feedback, della distorsione armonica, del suono immenso, i mantra elettrici giganteschi del rock estremo in mezzo al quale Mario Diaz de León è cresciuto - e, del rock estremo, anche una certa, speciale declinazione rigorosa del caos. Qui i decibel vengono sublimati nell'ascetismo sonoro di un trio d'archi, ma il senso (lo zen, il mantra, il rigore e il caos) rimane.



Satoshi Tomioka - Usavich


Ciò che mi attira di Usavich è una cosa, precisissima: il fatto che un lavoro del genere sarebbe piaciuto farlo a me. L'invidia sta nel fatto che l'intera serie è spiccatamente musicale: la maggior parte delle azioni derivano direttamente da un gesto sonoro, oppure ne sono accompagnate indelebilmente. Il prototipo di tutto questo è la danza dei cosacchi di Putin (il coniglio con la maglia a righe bianche e verdi), che diventerà la fibra di tutte quante le stagioni, e che, alla bisogna, i creatori si divertiranno a spogliare, anestetizzare o reinterpretare. L'interesse sta nel cogliere un gesto, unico, elementare, iterativo, ma perfettamente integrato da reggere cinque stagioni di una dozzina di microepisodi l'una.



Fabio Cifariello Ciardi - Due piccoli studi sul potere



Contaminazioni... no. Dei « Piccoli Studi sul Potere » non è interessante conoscere l’originale spinta extra-musicale per giustificarne il mezzo "bastardo" e non sono nemmeno interessanti eventuali considerazioni in relazione patristica dei mezzi: videoarte? speech-tracking softwares? No. L'accettazione del gioco allo scoperto è la coraggiosa soluzione, lineare nei tre minuti: spietata. Se l'eversivo c'è, l'autore ci fa capire chiaramente che non sta nel medium (suono o immagine) ma nello scollamento tra i media (che porta a fregarsene degli stessi). La sofisticazione non è l’unico modo per rendere il suono un alias. Dilla schietta! Niente iper-strumenti o eccessi di formalizzazione e… ricordati... è una questione sociale, politica. Ci sei anche tu nella nenia e allora: impara a leggere i crudi respiri!!! Straniante alla fine del gioco e iconoclasta.


--- fine della seconda puntata

lunedì 4 marzo 2013

Usavich

Per festeggiare il primo compleanno di /nu/thing, vi propongo una promozione piuttosto particolare.

Si tratta di Usavich, un cartone animato giapponese a brevi puntate (circa un minuto ciascuna) ambientato in Russia che vede come protagonisti due conigli carcerati (almeno nella prima stagione: per chi fosse interessato, il lavoro prosegue per altre quattro stagioni. L'art director è Satoshi Tomioka, lo storyboard è di Aguri Miyazaki, la musica è di Daisuke Ueno.
Ciò che mi attira di Usavich è una cosa, precisissima: il fatto che un lavoro del genere sarebbe piaciuto farlo a me. L'invidia sta nel fatto che l'intera serie è spiccatamente musicale: la maggior parte delle azioni derivano direttamente da un gesto sonoro, oppure ne sono accompagnate indelebilmente. Il prototipo di tutto questo è la danza dei cosacchi di Putin (il coniglio con la maglia a righe bianche e verdi), che diventerà la fibra di tutte quante le stagioni, e che, alla bisogna, i creatori si divertiranno a spogliareanestetizzare o reinterpretare. L'interesse sta nel cogliere un gesto, unico, elementare, iterativo, ma perfettamente integrato da reggere cinque stagioni di una dozzina di microepisodi l'una.