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lunedì 16 gennaio 2017

Il Tempo che non ho

Più di anno fa è nata mia figlia, e il calendario non si sbaglia. Mia figlia è da diciannove mesi insieme a noi - senza considerare la gravidanza di mia moglie, beninteso. Non fraintendetemi: la gravidanza non è durata diciannove mesi, non siamo mica degli elefanti - anche se credo che la gestazione di un pachiderma sia più lunga.

Nonostante la lunghezza di questo lasso di tempo, ho come l’impressione che tutto sia imploso.

lunedì 17 novembre 2014

Unheimlich, Turgut Erçetin

Ascoltare pezzi a caso su youtube può riservare piacevoli sorprese e suscitare interesse. L'altra sera è successo proprio così, quando appena sentito un pezzo per quartetto d'archi che aveva calamitato la mia attenzione, subito ne ho voluto cercare altri dello stesso autore. I pezzi trovati erano frutto del lavoro di Turgut Erçetin, un compositore di origine turca che dopo essersi formato al MIAM (Istanbul Technical Center for Advanced Music Studies) ha compiuto gli studi dottorali a Stanford con Brian Ferneyough, approfondendo le proprie ricerche al CCRMA (Center for Computer Research in Music and Acoustics).

lunedì 3 febbraio 2014

Zeno Baldi - In Punta

Acrobata (s. m.) è chi cammina tutto in punta (di piedi): (tale, almeno, è per l'etimo): poi procede, però, naturalmente, tutto in punta di dita, anche, di mani (e in punta di forchetta): e sopra la sua testa: (e sopra i chiodi, fachireggiando e funamboleggiando): (e sopra i fili tesi tra due case, per le strade e le piazze: dentro un trapezio, in un circo, in un cerchio, sopra un cielo): volteggia su due canne, flessibilmente, infilzate in due bicchieri, in due scarpe, in due guanti: (dentro il fumo, nell'aria): pneumatico e somatico, dentro il vuoto pneumatico: (dentro pneumatici plastici, dentro botti e bottiglie): e salta mortalmente: e mortalmente (e moralmente) ruota: (così mi ruoto e salto, io nel tuo cuore):
(E. Sanguineti)



Ascolto In Punta per cinque strumenti – flauto, clarinetto, pianoforte, violino e violoncello – di Zeno Baldi, e cerco di mettere a fuoco alcuni aspetti che mi colpiscono.

Comincio dalla levità, o dalla leggerezza che mi suscita: è un senso che nasce dalla consapevolezza del peso dei suoni, dalla ricerca dell'equilibrio nelle loro relazioni. Zeno sa e sente che il suono ha una massa, e che suoni diversi hanno masse differenti. Così Zeno regola la stadera del tempo e appoggia ogni suono sul piatto, guardando che l'ago oscilli attorno allo zero, anche compiendo scarti e movimenti notevoli. Come l'equilibrista gioca con la paura della caduta, allo stesso modo il compositore ci trasmette questa costante sensazione: a tratti il suono si flette belando, oscilla per troppa pressione dell'arco, passeggia pericolosamente sull'orlo, come alludendo non solo alla citazione di Sanguineti, che ho ritrovato nella partitura, ma anche al funambolo che quarant'anni fa camminò sulla corda tesa di nascosto fra le torri gemelle.

I suoni oscillano, e nell'osservazione del loro moto perdiamo il senso della direzione. Non sappiamo dire che ore siano guardando l'oscillazione del pendolo, abbiamo bisogno di un contatore che lo faccia per noi, e che trasmetta il suo risultato alle lancette del quadrante. Ecco, Zeno ci dice che guardare sempre l'ora non è poi così interessante, ma che possiamo anche ipnotizzarci per un po' ascoltando l'avanti-e-indietro dei colpi d'arco in crescendo, oppure con alcune semplici note del clarinetto, e via dicendo. Forse potremmo anche dimenticarci per sempre del quadrante, ma il compositore pone un limite al mesmerismo, e così distogliamo lo sguardo per affondare in un'altra ipnosi.

lunedì 18 novembre 2013

Labirinti

Oggi voglio prendere spunto da "Maze" (ectoplastic laboratory), per parlare brevemente di musica e videogiochi. 

"Maze" è un software che genera contemporaneamente musica e visualizzazioni geometriche. Le due cose sembrano talmente simbiotiche da rendere difficile capire che cosa sia rappresentazione di che cosa. Che la musica sia anche geometria non lo scopriamo ora; che la vibrazione sia alla base della realtà non è solo una metafora, almeno secondo ipotesi recenti. In ogni caso, Maze è certamente una delle maniere più intriganti di esplorare questi terreni: visualizzazioni e sonificazione si compenetrano, e la grafica è coinvolgente. 



Per chi fosse a Parigi giovedì prossimo, una dimostrazione del progetto sarà presentata alla Gaîté Lyrique. La cosa affascinante, almeno sulla carta, è la possibilità di rompere gli schemi di produzione e fruizione abituali: se pensiamo all'utilizzo, Maze è uno strumento; se guardiamo la sua impostazione, Maze è un'installazione; se guardiamo la grafica e l'interfaccia, Maze è un videogioco.

lunedì 4 novembre 2013

Musica e Gesto #3

In questa terza riflessione voglio gettare un veloce e superficiale sguardo sul rapporto fra gesto e tempo, senza dimenticare il suono.

La parola “gesto” - come ho brevemente scritto in precedenza – rimanda e assume in sé una vasta pluralità di valenze semantiche. Tutte legittime e rischiosamente fuorvianti. Il gesto per il compositore rappresenta una fuoriuscita; quando è figura – combinazione di altezze e ritmi – si staglia sullo sfondo; quando è teatro – smontare lo strumento alla fine di Partiels – sfonda la situazione corrente e ne crea un'altra (sempre fittizia), e lo scarto fra le due ci colpisce e seduce; quando è movimento – captato da un sensore – trasforma elettronicamente un suono, o ne crea una molteplicità attraverso la sintesi modale. Il gesto non è solo azione muscolare, come non è solo figura o teatro. Cionondimeno, esso è un elemento che ha la proprietà dell'emergenza (dal verbo “emergere”).

La parola “tempo” rimanda invece all'enciclopedia – nel senso di Eco – dove sono raccolti fra gli altri Agostino, Einstein, Bergson, l'orologio atomico, il ciclo delle stagioni, la fuga in avanti e l'entropia. In musica – e per il compositore – il tempo rappresenta la scansione metrica, l'ordine di apparizione dei suoni, la velocità e la durata di un brano. Per esempio vogliamo che la prima parte del duo che stiamo scrivendo duri quattro minuti e trentacinque secondi, oppure ci ricordiamo che al concerto dell'altra sera dopo un quarto d'ora di esecuzione del pezzo ci siamo accorti che guardando l'orologio ne sono passati trenta, e infine sappiamo che per comporre un secondo e mezzo per orchestra dobbiamo lavorare nove giorni e più.

lunedì 15 aprile 2013

Gesti #2

Al termine del post pubblicato poco tempo fa ho posto alcune domande in merito al ruolo del gesto nel tempo musicale, in ciò che chiamiamo forma, e di un suo possibile senso nel fare compositivo.

Quest'ultima mi sembra la domanda chiave, quella che dà senso a tutto il resto. Altrimenti detto: c'è davvero bisogno del gesto per comporre?

La risposta non la conosco. Posso azzardare dicendo che non è così importante... migliaia di compositori lavorano attraverso elementi e strategie diverse, lo sappiamo bene: dialettica, ritaglio, campi armonici, ironia, ibridazione, saturazione, formalizzazione, alea, anti-retorica, lavoro, e via così. Ognuno di tali termini può dire qualcosa di quell'oggetto verbalmente sfuggente che scriviamo con le note e ascoltiamo con le orecchie, e del modo col quale ci rapportiamo ad esso.

Probabilmente anche il gesto rientra in tale discorso. Per qualcuno può essere importante, per altri niente affatto. Per coloro che vi hanno a che fare si apre una pletora di definizioni diverse di ciò che è o non è gesto, e che costituiscono un insieme ben poco coeso – e ne ho citate alcune all'inizio del post precedente. Tutte sembrano avere bisogno di qualcos'altro per possedere un senso.

lunedì 2 aprile 2012

Textures

Per offrire al lettore una breve riflessione su cosa sia la texture e del suo impiego in alcuni esempi di letteratura musicale odierna comincerò con un esempio piuttosto semplice. Invito dunque chi legge a compiere una sorta di esperimento mentale.

Si immagini un filo di lana rosa e lo si intersechi con un filo di cotone bianco di egual lunghezza. Si immagini di prendere altre decine di fili rosa e bianchi e di intersecarli fra loro mediante un macchinario adatto allo scopo, come quelli che abbiamo oggigiorno. Avendo intersecato fili fra loro si è formato un tessuto composto di una trama e un ordito (rosa e bianco, rispettivemente). Osservandolo e toccandolo si apprezzeranno le sue qualità fisiche e sensorie, come la ruvidità, la resistenza allo strappo, la varietà cromatica. Continuando col fanta-esperimento si potrebbe anche decidere di frapporre una lente di ingrandimento allo sguardo, nel qual caso si riusciranno a distinguere i fili uno ad uno, e vedere come sono fatti.