
Va bene, parliamo di musica contemporanea. Lo sfogo di Renato Rivolta, importante direttore d'orchestra italiano con una visione dall'interno del mondo della produzione d'oggi, oltre a dare l'impulso alla nascita di /nu/thing, rimette al centro della discussione la questione terminologica. Musica contemporanea, (Mus. Cont., come preferisce Rivolta) è il termine utilizzato per etichettare la musica colta, con tutti i problemi che ne sono conseguiti. Rivolta parla di fine della musica contemporanea e in particolare di fine della Neue Musik. Tanto meglio. La Neue Musik è stata quello che è stata l'Ars Nova, ed è finita. Questo però non ci esime da scrivere musica e di farlo in modo colto, riflettuto e intelligente. Anche critico verso tutto il mondo sonoro, come ogni intellettuale. Il fallimento della Neue Musik non è per forza un fallimento intellettuale tout court. È il fallimento della filosofia critica, dell'adornismo, della svolta linguistica. Insomma, smettiamola di parlare di linguaggio e parliamo di musica. Ovunque in Europa siamo ancora vittime (sempre meno), dell'ideologia del linguaggio. Le prime vittime sono i compositori, in seguito il pubblico (vessato) e via di seguito tutto il resto. Parliamo senza vergognarci di musica colta, facendo discorsi comprensibili senza rinunciare alla difficoltà. Non rinunciamo al contrappunto sapiente. Che cosa distingueva un mottetto di Palestrina da uno stornello? Il dettaglio, la cura, la sapienza, l'esperienza, la mano, il talento e la sensibilità: il mottetto è musica scritta, pensata. Quando useremo ancora queste categorie, tra tante altre, per pensare e giudicare un brano? Il compositore è un musicista colto, è formato e capace di formarsi e di inglobare il mondo sonoro nel suo linguaggio, se vuole. Fausto Romitelli è sempre stato visto come un postmoderno, e lui scalciava. Non era postmoderno! Il passaggio dal latino alle lingue romanze non è passato da una commistione con il volgare, fatta da grandi scrittori? Il passaggio a un linguaggio più moderno e nuovo, forse solo più adatto, non può che passare anche attraverso molti stimoli, tra cui la stragrande maggioranza di musica prodotta oggi, che è elettronica. Romitelli non è postmoderno ma moderno. Quindi lasciamoci da parte i discorsi come quelli un po' nostalgici che Rivolta ci rivolge. Voltiamo pagina e parliamo di musica, possibilmente nuova.