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domenica 23 giugno 2013

Possibilità e giochi di potere

"Quando un popolo non ha più senso vitale del suo passato si spegne. La vitalità creatrice è fatta di una riserva di passato. Si diventa creatori anche noi, quando si ha un passato. La giovinezza dei popoli è una ricca vecchiaia"
(Cesare Pavese)


Ci sono argomenti che spesso innescano emozioni contrastanti, sensazioni di sdegno mescolato con il turbamento per una generazione allo sbando. La percezione del nostro tempo che si confonde con necessità altre e discutibili. Di mancanze così abissali da generare sintomi di disorientamento al confine con la paura, con l’ansia di perdere il terreno sul quale incamminarsi.
È un timore basato sui fatti della realtà che ci manipola e ci fa sentire sempre più minuscoli all’interno di un panorama considerato elitario, autoreferenziale e a forte esclusione. È un timore vero, a volte tangibile negli atti compiuti da chi ti aspetti possa agire con un qualche barlume di lucidità, di trasparenza e lungimiranza nelle scelte. C’è sempre la speranza di un gesto, “dall’alto”, che possa innescare un cambiamento, una svolta reale, un segnale forte.
Utopia? Non saprei dirvi, ma gli anni della mia piccola personale esperienza mi suggeriscono che il cambiamento lo dovremmo dettare noi, che obtorto collo siamo artefici solitari del nostro disegno di vita. Un destino certo, reso sempre più tortuoso a causa di un certo tipo di  scelte e decisioni che hanno caratterizzato i decenni precedenti e di cui oggi paghiamo tutte le conseguenze.
Comprendetemi, non c’è rabbia nelle parole che leggerete e che forse potrebbe trasparire da esse, né alcun attacco, ma semplicemente una cronaca, magari un po’ dura, nei confronti di un sistema generale che sta cadendo a pezzi e lentamente implodendo, dove sarebbe opportuno rimediare prendendo decisioni radicali o improntate almeno sul buon senso.
Invece ci troviamo spesso a discutere fra noi su cose che sistematicamente prendono pieghe sbagliate e il più delle volte disattendono determinate aspettative.
Mi ha fatto molto riflettere una cosa che Marco ha scritto nel suo post di qualche tempo fa: “I rapporti di forza che legano queste parti del puzzle hanno creato negli ultimi anni una macchina di gestione della politica musicale italiana estremamente particolare, le cui scelte (sempre meno oggetto di discussione aperta) si sono tradotte in fatti. C'è chi ha partecipato a queste scelte curando per lo più il proprio interesse, c'è chi l'ha fatto pensando alla difesa del bene pubblico, c'è infine chi ha scelto di non curarsene.”

mercoledì 11 luglio 2012

Fabrizio Rat Ferrero - Noisy Airs

Fabrizio Rat Ferrero, classe 1983, compositore e pianista. Da qualche tempo disdegna la scrittura in senso stretto perché preferisce fare album suoi e suonare quello che scrive. (http://www.fabriziorat.com)

Noisy Airs é un brano per grande ensemble eseguito in prima al Festival Musica di Strasburgo dall'orchestra dei diplomati del conservatorio di Parigi nel 2009.


Non ci sono complessi che bloccano l'immaginario in questo brano, c'è una diretta e franca immersione nel gusto e nell'esperienza personale che fa digerire tutto quel po' di musica contemporanea che Rat Ferrero ha nelle orecchie e nelle mani. C'è del Lachenmann di fondo, accompagnato da uno Strawinski un po' selvaggio e scanzonato. Non quello della Sagra, ma quello dei montaggi strani neoclassici, o della Sinfonia per strumenti a fiato. C'è anche tanta esprienza di musica fatta e sentita. L'improvvisazione, il lavoro sulla frase e sul tema che viene dal Jazz.
Il flusso musicale è bello quando dura poco, però flusso deve esserci. Il compositore deve illuderci che tutto vada per il meglio, che tutto sia sotto controllo; ma, ancora meglio, che si giri di lato e mostri il trucco per fare divertire e anche pensare sull'essenza fittizia, giocosa e profondamente irreale del comporre.