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martedì 3 giugno 2014
domenica 23 giugno 2013
Possibilità e giochi di potere
"Quando un popolo non ha più senso vitale del suo passato si
spegne. La vitalità creatrice è fatta di una riserva di passato. Si diventa
creatori anche noi, quando si ha un passato. La giovinezza dei popoli è una
ricca vecchiaia"
(Cesare Pavese)
Ci sono argomenti che spesso innescano emozioni contrastanti, sensazioni di sdegno mescolato con il turbamento per una generazione allo sbando. La percezione del nostro tempo che si confonde con necessità altre e discutibili. Di mancanze così abissali da generare sintomi di disorientamento al confine con la paura, con l’ansia di perdere il terreno sul quale incamminarsi.
È un timore basato sui fatti
della realtà che ci manipola e ci fa sentire sempre più minuscoli all’interno
di un panorama considerato elitario, autoreferenziale e a forte esclusione. È
un timore vero, a volte tangibile negli atti compiuti da chi ti aspetti possa
agire con un qualche barlume di lucidità, di trasparenza e lungimiranza nelle
scelte. C’è sempre la speranza di un gesto, “dall’alto”, che possa innescare un
cambiamento, una svolta reale, un segnale forte.
Utopia? Non saprei dirvi, ma
gli anni della mia piccola personale esperienza mi suggeriscono che il
cambiamento lo dovremmo dettare noi, che obtorto
collo siamo artefici solitari del nostro disegno di vita. Un destino certo,
reso sempre più tortuoso a causa di un certo tipo di scelte e decisioni che hanno caratterizzato i
decenni precedenti e di cui oggi paghiamo tutte le conseguenze.
Comprendetemi, non c’è rabbia
nelle parole che leggerete e che forse potrebbe trasparire da esse, né alcun
attacco, ma semplicemente una cronaca, magari un po’ dura, nei confronti di un
sistema generale che sta cadendo a pezzi e lentamente implodendo, dove sarebbe
opportuno rimediare prendendo decisioni radicali o improntate almeno sul buon
senso.
Invece ci troviamo spesso a
discutere fra noi su cose che sistematicamente prendono pieghe sbagliate e il
più delle volte disattendono determinate aspettative.
Mi ha fatto molto riflettere
una cosa che Marco ha scritto nel suo post di qualche tempo fa: “I rapporti di
forza che legano queste parti del puzzle hanno creato negli ultimi anni una
macchina di gestione della politica musicale italiana estremamente particolare,
le cui scelte (sempre meno oggetto di discussione aperta) si sono tradotte in
fatti. C'è chi ha partecipato a queste scelte curando per lo più il proprio
interesse, c'è chi l'ha fatto pensando alla difesa del bene pubblico, c'è
infine chi ha scelto di non curarsene.”
mercoledì 11 luglio 2012
Fabrizio Rat Ferrero - Noisy Airs
Fabrizio Rat Ferrero, classe 1983, compositore e pianista. Da qualche tempo disdegna la scrittura in senso stretto perché preferisce fare album suoi e suonare quello che scrive. (http://www.fabriziorat.com)
Noisy Airs é un brano per grande ensemble eseguito in prima al Festival Musica di Strasburgo dall'orchestra dei diplomati del conservatorio di Parigi nel 2009.
Per ascoltare il brano: http://www.fabriziorat.com/Fabrizio_Rat/old_stuff.html
Non ci sono complessi che bloccano l'immaginario in questo brano, c'è una diretta e franca immersione nel gusto e nell'esperienza personale che fa digerire tutto quel po' di musica contemporanea che Rat Ferrero ha nelle orecchie e nelle mani. C'è del Lachenmann di fondo, accompagnato da uno Strawinski un po' selvaggio e scanzonato. Non quello della Sagra, ma quello dei montaggi strani neoclassici, o della Sinfonia per strumenti a fiato. C'è anche tanta esprienza di musica fatta e sentita. L'improvvisazione, il lavoro sulla frase e sul tema che viene dal Jazz.
Il flusso musicale è bello quando dura poco, però flusso deve esserci. Il compositore deve illuderci che tutto vada per il meglio, che tutto sia sotto controllo; ma, ancora meglio, che si giri di lato e mostri il trucco per fare divertire e anche pensare sull'essenza fittizia, giocosa e profondamente irreale del comporre.
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