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lunedì 19 maggio 2014

Manifesti

Ammetto di essere stato notevolmente colpito dalla dichiarazione d'intenti e dal manifesto della SIMC, che sono stati pubblicati tra i commenti al recente post di Marco Momi, e che non conoscevo. Non voglio perdermi in perifrasi: credo che questo manifesto sia obsoleto e pericoloso. Vorrei cercare di spiegarvi perché e, per una volta, spulciarne le criticità, provando magari a proporre qualche alternativa. Trovo anche bizzarro che questi testi (dichiarazione d'intenti e manifesto), giunti su queste pagine direttamente da un socio della SIMC, Dario Agazzi, non si trovino da nessuna parte online – tanto meno sul sito stesso della SIMC.

Devo però fare due premesse.

Prima di tutto: prendo questo testo perché mi pare emblematico, ma lo considero più un sintomo del problema che il problema in sé. Visto che, a quanto ci è stato detto, la SIMC non riceve alcun contributo pubblico, questo post non riguarderà in alcun modo il problema della ripartizione dei soldi nella musica contemporanea, di cui Marco ha approfonditamente parlato. In ogni caso la SIMC è l'organo italiano aderente all'ISCM (International Society for Contemporary Music), e annovera tra i suoi soci molti importanti compositori italiani di oggi; vale quindi la pena, penso, chiedersi se il manifesto che ci rappresenta nel mondo sia un buon manifesto.

In secondo luogo: in questo tentativo di rilettura lascio volutamente da parte le critiche alla prosa e ai toni dello statuto. Probabilmente è uno statuto molto vecchio (la prosa sembra quasi inizio-novecentesca…) – in ogni caso non posso fare a meno di chiedermi se tra i vari importanti compiti della SIMC non debba esserci anche quello di mettersi al passo con i tempi (statuto compreso).

lunedì 17 marzo 2014

Regole. Tra suono e politica.

E la voce di donna che stavo ascoltando in radio disse: 
           -... fu una grande soddisfazione, riuscii a fare avere le risorse necessarie al teatro e così poterono allestire tre opere. Poi, con riconoscenza che mi commosse, mi chiesero come potersi sdebitare e allora confessai il mio amore per il Don Giovanni di Mozart, che ha quel bel duetto: "Là ci darem la mano". Mi dissero che avevano già programmato il Don Giovanni un anno prima, ma questo non sarebbe stato un problema, e non lo fu. -

Il virgolettato non è giornalistico, probabilmente alcune parole sono inesatte, ma il senso rimase scolpito nella mia mente a lungo. Era probabilmente il 2003 quando ascoltai a Radio3 la voce della gentile Signora - Funzionario Pubblico (di cui non ricordo il nome), intervistata per raccontare le parentesi musicali della sua vita. Ricordo l'ossimoro: i sorrisi compiaciuti dei ricordi della gentile, quelli del conduttore e il mio profondo e ingenuo sconforto. 

La funzione sociale dei Direttori Artistici è importante quanto quella di chi costruisce i ponti delle autostrade o le scuole. Partiamo da una considerazione banale: se vuoi diventare Direttore Artistico devi essere nominato da un politico o da entità che godono d’influenza politica. Procedure selettive pubbliche (concorsi) semplicemente non esistono, o se esistono sono ben nascosti e soprattutto non si conoscono i criteri di giudizio. Alla fine vieni scelto. Punto.