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lunedì 16 giugno 2014

Altri luoghi

di Filippo Perocco

Come funziona la relazione tra il pensare la musica sulla carta e cercare di metterla in azione in un progetto più largo? Quanto di cosciente e di incosciente c'è ne L'arsenale? Come coabitano l'essere compositore, direttore e direttore artistico? Quanto le opinioni del pubblico possono influenzare il gesto compositivo ed organizzativo? In che modo si è radicata l'esperienza de L'arsenale nella città e come si è estesa ad altre realtà e altre città?

Queste le sollecitazioni che ho ricevuto dal collettivo /nu/thing per questo post. Non è per niente facile rispondere ed indagare tutto questo. Non è facile parlare di sé stessi. Né tantomeno farlo in questo luogo, soprattutto se si latita intenzionalmente, o meglio, se si frequenta con cautela il territorio dei social network e dei dibattiti collettivi. Ma, visto che mi è stato chiesto (bella scusa), ci provo ed evito un'aprioristica organicità nel farlo, lasciando spazio ad eventuali digressioni, sbandamenti, distrazioni, crepe e macerie; un approccio con i detriti tanto frequentato anche nella mia attività compositiva.

lunedì 27 maggio 2013

Filippo Perocco - Studi per violino

Con questo post inauguriamo un cambio di modalità nel blog: proviamo a accantonare il sistema dei semafori, per cercare di parlare di un numero maggiori di brani (date un'occhiata alla pagina /nu/list). L'obiettivo è sempre parlare di ciò che ci piace o ci ha colpito, e segnalarvelo, e discuterne.

Oggi vi propongo alcuni studi per violino solo di Filippo Perocco, che ho sentito recentemente dal vivo all'Istituto Italiano di Cultura di Parigi, suonati da Marco Fusi. Il lavoro mi ha sinceramente colpito: tornato a casa, l'ho cercato su internet per proporvelo, trovando solamente il filmato che vedete poco più in basso. Non gli rende giustizia; non tanto per una questione di esecuzione (è sempre l'impressionante Marco Fusi che suona nel video su Youtube, benché ho la sensazione che nell'esecuzione di Parigi i pezzi fossero "maturati" – il che è abbastanza naturale), piuttosto perché credo che questo brano rientri nel novero di quelli che fanno vibrare qualcosa di speciale dal vivo, altrimenti la magia un po' si perde.