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lunedì 20 ottobre 2014

Riflessione sullo stato della musica elettronica oggi, con carrellata all'indietro finale

Piccola premessa: proprio in questi giorni si svolge a Roma il XX CIM - Colloquio d'Informatica Musicale. Non c'è nessun legame ufficiale tra questo mio piccolo scritto e il Colloquio, ma la coincidenza mi piace.

Vorrei parlarvi di un intervento che ho sentito all’International Computer Music Conference di quest’anno. Il relatore era Cort Lippe, compositore, ricercatore e professore universitario americano; il titolo “Musings on the status of electronic music today” (“Riflessioni sullo stato della musica elettronica oggi”). Si tratta di un lavoro che tocca temi che mi interessano molto, benché in maniera che non condivido del tutto. Ma per cominciare, ecco il link all’articolo:


lunedì 5 maggio 2014

Pezzi lunghi

(Beware: Pranks & Science Fiction!)


Oggi voglio parlare di pezzi lunghissimi, cioè tanto tanto tanto lunghi, possibilmente che più lunghi non si può.  Lunghissimo non vuol dire fichissimo, come cortissimo non vuol dire scarsissimo, e siamo d'accordo.  Però ho sempre pensato che comporre musica di smisurata lunghezza fosse una sfida entusiasmante, improba e anche un po' misteriosa. Subito balzano alla mente diverse domande: quanto tempo ci vuole per scrivere un pezzo di sei ore e un quarto? E un pezzo di tredici ore? E uno di settantotto settimane? No, dai, osiamo di più: sedicimila lustri.

lunedì 4 febbraio 2013

Nachklänge aus dem Theater

Torino, RaiNuovaMusica. Bella rassegna, bel cartellone e infatti venerdì sono andato a sentire il concerto di apertura (non è proprio vero, sono andato alla prova generale ma ai fini del post fa lo stesso). Un monografico su Berio, per celebrare il decennale dalla scomparsa - Eindrücke, Requies, Sinfonia, programma lautissimo insomma, e sono uscito contento dall'Auditorium: ma con opinioni diseguali sulle tre portate, e un tarlo di riflessione che vorrei condividere con voi.

lunedì 11 giugno 2012

La Biennale Musica / 56. Festival Internazionale di Musica Contemporanea + EXTREME –



Il post di questo lunedì sarà dedicato ad un evento di attualità: è stato infatti ufficialmente presentato il programma del 56esimo Festival Internazionale di Musica Contemporanea della Biennale di Venezia, che si svolgerà dal 6 al 13 ottobre 2012. Il festival, diretto da quest’anno e per i prossimi quattro da Ivan Fedele, riporta un titolo alquanto suggestivo: +eXtreMe– , ovvero minimalismi e massimalismi, componenti  che animano il nostro contemporaneo vivere. Fedele ha così voluto dare una spiegazione alla sua scelta per il titolo e la programmazione: “Ciò che colpisce particolarmente nel panorama musicale dei nostri giorni  sono gli orientamenti estremi:  minimalismi e massimalismi che vogliono abitare le regioni di frontiera del linguaggio musicale, approcci apparentemente antitetici che in comune hanno la radicalità dell’intento estetico-poetico, abbandonando di fatto l’atteggiamento politically correct del pezzo che funziona o suona bene”.

lunedì 28 maggio 2012

NewThings

La domanda è: esiste un insieme di tratti che, in qualche modo, accomuna i lavori dei compositori miei più o meno coetanei, e li distingue dai lavori di compositori più vecchi di noi di, che ne so, 15 o 20 o 30 anni? La risposta potrebbe essere un no secco, e sarebbe difficile confutarla. Ma mi sembra anche che, se proprio avessi voglia di fare questo gioco, qualche filo comune lo troverei. Non tecniche compositive nel senso tradizionale - niente serialismo, niente spettralismo (e, guarda caso, questo è già un primo ritrovamento): che cosa allora? Provo a buttar giù una specie di piccolo catalogo, sapendo che raccoglierò molte più obiezioni che consensi: ma anche questo fa parte del gioco, e d'altra parte il mio scopo è sollevare una discussione piuttosto che provare a scolpire nella pietra qualche verità. E quindi cominciamo.

lunedì 12 marzo 2012

Ancora la meta-cosa?

Quando ero più piccolo, avevo nella libreria un piccolo catalogo di una mostra con un dipinto di Ferroni in copertina e un grande "LA METACOSA" come titolo. Non credo di averlo mai aperto. Mi sono avvicinato a Ferroni per altre vie, ma il catalogo è rimasto chiuso nell'armadio, a meno di un metro da dove ho dormito ogni sera per vent'anni - con ogni probabilità è ancora là.

Una nota biografica di questo tipo potrebbe lecitamente essere chiosata con un grandissimo chissenefrega, però quel libro chiuso ha significato per me almeno due cose: innanzitutto è stato il primo passo per tenere la magia del contenuto confinata in un nome esoterico ed evocativo; e poi è stato una specie di scatola-nera rispetto a cui potevo provare a commisurare il mondo (essendo il suo contenuto ignoto per certi versi il miglior contrappeso per una realtà da decifrare). Da qui potrebbe partire una lunga apologia dei libri chiusi, e invece no.