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martedì 10 febbraio 2015

RaiVecchiaMusica

Che dire? Questo non è neanche un post, è solo una segnalazione. È uscito il programma di RaiNuovaMusica. A Torino, dove abito, di musica contemporanea se ne fa poca, e quindi ogni anno, tra gennaio e febbraio, fremo nell’attesa di questo pugno di concerti in cui in passato ho sentito opere nuove, di autori più o meno giovani, e omaggi a grandi figure del passato recente: cito a caso, andando a memoria tra le ultimissime edizioni, Cattaneo, Sciarrino, Casale, Benjamin, Fedele, Berio, Montalbetti, Adès, Tedde, Filidei, Ronchetti, Sannicandro, Battistelli, e non me ne voglia chi non mi viene immediatamente in mente ora. Opere che mi sono piaciute, opere che non mi sono piaciute, non importa: non si può amare tutto, giusto? (Anche se, come dice il mio amico Fernando Garnero, quella sarebbe la vera sfida.)

Sta di fatto che la maggior parte della musica programmata nella rassegna era effettivamente nuova, quando non nuovissima; e ampio spazio era dato ad autori non completamente affermati in questo nostro un po’ misero show business: cose non da poco in una città – e in un paese – dove la programmazione e la promozione della nuova musica e dei nuovi autori sono drammaticamente carenti.

Evidentemente quest’anno si è deciso di correggere il tiro. Ecco il programma:


lunedì 13 maggio 2013

"Rassegno le dimissioni dalla Nuova Musica"

Desidero qui riassumere, e in parte tradurre, l'articolo del musicologo e critico Michael Rebhahn, "I Hereby resign from New Music", che sarà pubblicato sui Darmstaedter Beitraege zur Neuen Musik, Vol. 22, nel 2014. Gli argomenti sollecitati si riallacciano al nostro primissimo post sulla morte della musica contemporanea. Questo testo continua il dibattito allargandolo a un contesto internazionale. Potete scaricare il testo originale qui.

Il problema toccato non è più la morte della musica contemporanea ma piuttosto il radicale cambiamento del sistema di produzione e diffusione della musica di ricerca: le accademie di oggi si basano sulle avanguardie di ieri e la musica che definiamo contemporanea non ha più, se mai lo ha avuto, un impatto o almeno un dialogo con la società attuale.

Condivido i punti che Rebhahn enuncia e mi lascio un po' di tempo per immaginare una risposta che spero venga da un dibattito tra di noi. Tuttavia ci sono delle criticità che voglio anticipare anche per introdurre il testo. Rebhahn propone una tassonomia sociologica del compositore di oggi. Tuttavia questa tassonomia si basa su alcuni argomenti che non condivido appieno, in particolare nella nozione del "conservatore". Secondo Rebhahn, il compositore conservatore è quello che dedica il suo tempo a affinare e perfezionare il suo linguaggio diventando così un artigiano senza idee. Non condivido il punto per due ragioni che enuncio molto brevemente lasciando aperto il dibattito. La prima: la fattura musicale non può e non deve essere un problema, anzi. Si possono dire tante cose, piene di contenuto, con molta eleganza. La seconda: mi sembra che Rebhahn limiti il campo della creazione musicale in qualcosa di più stretto e definito teoricamente, facendo così la stessa mossa che si fece riguardo alla Neue Musik del dopoguerra.

Su un punto sono invece assolutamente d'accordo. La categoria di "musica contemporanea", morta e desueta, deve lasciare il posto a un maggiore intervento dei compositori nella realtà sociale e nel rapporto con le altre arti. Penso che la situazione economica e sociale attuale abbia bisogno di nuovi contenuti ai quali noi dobbiamo contribuire.