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giovedì 10 ottobre 2013

Giovanni Bertelli - Lorem Ipsum


Oggi vi voglio parlare di un caro amico, Giovanni Bertelli, e in particolare della sua "Alla Breve". Gli "Alla Breve" sono cicli di cinque piccoli brani, della durata di circa due minuti ciascuno, commissionati dalla radio pubblica francese a giovani compositori. Questa pratica è decisamente una delle più encomiabili della radio d'oltralpe. L'"Alla Breve" di Bertelli è secondo me uno dei suoi lavori più emblematici e più riusciti. Si intitola "Lorem ipsum", e trovate la sequenza integrale dei cinque brani a questo indirizzo (cliccate su "écouter l'émission"):


La chiave di volta è, visibilmente, l'ironia. Il teatro dell'assurdo, la trasfigurazione del far musica. L'eleganza del mondo all'incontrario, in cui la voce si spande in un basso albertino (Gervasoni docet), in un mondo sonoro fatto di clacson e granulazioni nevrotiche. La presenza elettronica è un contrappunto continuo e integrato, pensato e costruito esplicitamente per la diffusione radiofonica. Le influenze chiare, quasi dichiarate, vanno dal già citato Gervasoni a Mauro Lanza o Francesco Filidei.

La parte iniziale del "Lorem ipsum" è una rielaborazione dei primi brani di un work in progress bertelliano, la "Missa Sine Domine". La goliardia ecclesiastica e i giochi di parole sono un fil rouge nei titoli della sua produzione (ricordo ad esempio una "Toccata della Madonna" per organo…), un modo ironico ma gentile per mordere a tutto tondo, senza vero anticlericalismo (forse anzi ne sono un antidoto?) e senza prendersi troppo sul serio, perché poi in fondo prima o poi arriverà qualcuno a riservarci lo stesso trattamento, e nemmeno noi gradiremmo che costui si prendesse a sua volta troppo sul serio, no? Prendersi sul serio è un peccato mortale; prendere sul serio la vita equivale a perdere il senso della morte: alla fine non ci rimane in mano nulla, nemmeno il gusto di esserci divertiti alle sue spalle, per una manciata di tempo.

lunedì 21 maggio 2012

Yannis Kyriakides - Mnemosist S

Il brano che vi propongo per questo lunedì è Mnemosist S, di Yannis Kyriakides, nella versione dell'ASKO ensemble. Si tratta di un lavoro che lega in un collante ritmico sintesi elettronica, ensemble, video e testo.


Il primo punto importante è la questione del ritmo. Questo brano è emblematico di una concezione che ritorna a pensare al ritmo sulla base di una vera griglia, intesa come struttura a partir dalla quale ogni variazione è una presa di libertà. Questo mi pare anche una cifra comune a moltissimi compositori degli ultimi anni, nonché un fatto positivo: una certa datata concezione del ritmo come successione di intervalli temporali non tiene conto del fatto che la percezione ritmica  è secondo me (come la percezione delle altezze) basata fortemente su criteri frequenziali. Da cui, appunto, l'importanza di evitare i "grigi" ritmici (in linea di principio, in linea generale, al netto di casi specifici). Le prese di libertà dalla griglia, o gli sfasamenti a livello di una sottogriglia, acquisiscono nel pezzo una potenza notevole (come gli "accenti" delle percussioni), pur restando estremamente semplici. I momenti di switch tra le sezioni, funzionano perfettamente. Esattezza, precisione.

lunedì 12 marzo 2012

Ancora la meta-cosa?

Quando ero più piccolo, avevo nella libreria un piccolo catalogo di una mostra con un dipinto di Ferroni in copertina e un grande "LA METACOSA" come titolo. Non credo di averlo mai aperto. Mi sono avvicinato a Ferroni per altre vie, ma il catalogo è rimasto chiuso nell'armadio, a meno di un metro da dove ho dormito ogni sera per vent'anni - con ogni probabilità è ancora là.

Una nota biografica di questo tipo potrebbe lecitamente essere chiosata con un grandissimo chissenefrega, però quel libro chiuso ha significato per me almeno due cose: innanzitutto è stato il primo passo per tenere la magia del contenuto confinata in un nome esoterico ed evocativo; e poi è stato una specie di scatola-nera rispetto a cui potevo provare a commisurare il mondo (essendo il suo contenuto ignoto per certi versi il miglior contrappeso per una realtà da decifrare). Da qui potrebbe partire una lunga apologia dei libri chiusi, e invece no.