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martedì 9 dicembre 2014

Che cosa la musica dice


Ieri sera eravamo in quattro a cena e parte delle cose seguenti sono estrapolate dai discorsi, rielaborate in un viaggio di otto ore tra Parigi e Strasburgo e messe per scritto appena trovata una presa per un computer agli sgoccioli. 

Abbiamo parlato, tra le tante cose, di senso; in particolare in relazione alla scrittura e alla tecnica. Su questo tema scivoloso e delicato ho riflettuto a lungo, ma in maniera personale, con pochi riferimenti ai dibattiti sul senso della musica. Parto, per esempio, da osservazioni banali sulla relazione tra lo scritto e il percepito: se il retrogrado di una serie dodecafonica non si sente, perché scriverlo? Ieri sera abbiamo anche parlato di Ma fin est mon commencement di Machaut; la forma palindroma appare dalla partitura e non all’ascolto. C’è anche Innere Stimme de l’Humoresque di Schumann: perché scrivere una voce da cantare interiormente? Perché scrivere quello che non si sente? 

domenica 13 maggio 2012

ARTIFICIALE NATURALE


La cosa profondamente vera del rapporto tra naturale e artificiale, che in musica tocchiamo con mano ogni giorno, consiste nella difficoltà del distinguerne i poli. Mi capita di rispondere alla domanda sul perché la scala sia suddivisa in dodici parti uguali. E per tagliare corto dico che è arbitrario, non ci sono ragioni di fondo teoriche. Ci sono piuttosto delle ragioni pratiche che ci hanno portato a fare delle scelte, che in generazioni si accumulano. Questo mi fa sempre molto pensare e mi fa desiderare di potere rimettere tutto a zero e di fare finta di lavorare come se nulla ci fosse. Facendo così mi rendo conto delle regole che ci sono, dei limiti ed anche del perché, e anche che certe cose le farei come mi hanno sempre insegnato.
L'aspetto fondamentale del problema è che la musica, nei suoi limiti e nelle sue richieste al compositore, nella bellezza e nella bruttezza, appartiene al mondo della fiction e dell'immaginazione, del non reale che si finge tale, e per questo a volte può colorare il reale di una patina di rappresentazione supplementare, che forse è lì dall'inizio dei tempi.