Rompo il ghiaccio con il primo "semaforo verde" per uno dei pezzi più interessanti che ho ascoltato ultimamente. Il pezzo si chiama "Ballata" e l'autore è Francesco Filidei. Eccone una registrazione da YouTube:
La registrazione dovrebbe essere tratta dalla prima, al festival Agora 2011 (Chiesa di Saint Eustache, Parigi, ensemble Muzikfabrik, lo stesso Filidei all'organo, Enno Poppe direttore). Recentemente, pochi pezzi mi hanno colpito dal vivo come "Ballata". Al di là della scrittura organistica (pure per un navigato organista come Filidei non so quanto sia facile gestire così bene l'impasto sonoro con ensemble ed elettronica, trattando l'organo in modo convincente, senza accademismo e senza ostentato virtuosismo), e al di là dell'efficacia dell'utilizzo degli spazi acustici (non è mica facile fare un'elettronica a Saint Eustache, e la registrazione rende solo giustizia al lavoro per metà), il punto vero è per me un altro, ed è sostanzialmente estetico.
Più precisamente, tra i vari contenuti interessanti (uso dell'oggetto sonoro personale e mai come objet trouvé, dissoluzione del continuum tra sfondo e figura, monumentalità nella piccola forma…), il brano tocca alcune corde che ultimamente mi sono care nella scrittura (e che peraltro spesso non riesco ad abbracciare come vorrei); ne cito solo un paio: l'essenzialità dei gesti e il rapporto tra iterazione-ciclo.