Visualizzazione post con etichetta rinuncia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta rinuncia. Mostra tutti i post

lunedì 16 giugno 2014

Altri luoghi

di Filippo Perocco

Come funziona la relazione tra il pensare la musica sulla carta e cercare di metterla in azione in un progetto più largo? Quanto di cosciente e di incosciente c'è ne L'arsenale? Come coabitano l'essere compositore, direttore e direttore artistico? Quanto le opinioni del pubblico possono influenzare il gesto compositivo ed organizzativo? In che modo si è radicata l'esperienza de L'arsenale nella città e come si è estesa ad altre realtà e altre città?

Queste le sollecitazioni che ho ricevuto dal collettivo /nu/thing per questo post. Non è per niente facile rispondere ed indagare tutto questo. Non è facile parlare di sé stessi. Né tantomeno farlo in questo luogo, soprattutto se si latita intenzionalmente, o meglio, se si frequenta con cautela il territorio dei social network e dei dibattiti collettivi. Ma, visto che mi è stato chiesto (bella scusa), ci provo ed evito un'aprioristica organicità nel farlo, lasciando spazio ad eventuali digressioni, sbandamenti, distrazioni, crepe e macerie; un approccio con i detriti tanto frequentato anche nella mia attività compositiva.

lunedì 8 luglio 2013

A un certo momento

A un certo momento, scegliere di non scrivere più una nota. Deporre la matita. Chiudere i fogli pentagrammati nel cassetto. Interrompere il canale che congiunge l'orecchio interno e la mano competente. Riconoscere di non avere più nulla da dire, assumerne la responsabilità e le conseguenze. Solo allora è lecito dire che la propria musica è morta.

A un certo momento, scegliere di scrivere ancora. Riprendere il lapis fra le dita. Portare i fogli dal cassetto al tavolo. Ristabilire il contatto fra le orecchie e il lavoro. Rispondere al bisogno rinato, assumere tutto ciò che comporta. Allora, la propria musica rinasce.

Tale momento è puntuale. Arriva solo una volta nella vita.
Tale momento è molteplice. Lo si vive ogni giorno.

Ognuno lo sente arrivare con un ritmo diverso. Non sempre ne conosciamo lucidamente le motivazioni. Spesso ci diamo delle spiegazioni, a volte azzeccate, a volte consolatorie. Però.

Voi, perché scrivete?

Voi, perché non scrivete più?