Tra il 28 e il 30 dicembre si sono svolti a Budrio, vicino Bologna, la seconda edizione dei Dialoghi sul comporre. Questi incontri sono nati dall’idea di Paolo Aralla di fare conoscere il lavoro di composizione assistita al computer di Andrea Agostini e Daniele Ghisi. L’incontro ha potuto realizzarsi pienamente anche per l’organizzazione calorosissima e attentissima di Giovanni Chessa, Claudia Cocchi e del Comune di Budrio, che ha sostenuto finanziariamente e logisticamente l’evento presso la sede delle Torri dell’Acqua.
lunedì 6 gennaio 2014
mercoledì 1 gennaio 2014
2014: ora abbiamo bisogno di voi
Con l'avvento del nuovo anno, ci piacerebbe che /nu/thing diventasse uno spazio più aperto di quanto non sia ora: vorremmo chiedere a voi di segnalarci argomenti e brani interessanti.
Se avete temi, spunti, o conoscete musiche e compositori che ritenete significativi, belli o importanti, scriveteci all'indirizzo info@nuthing.eu. Idealmente, ci piacerebbe che da ognuna di queste mail potesse scaturire uno scambio di idee, e da qui poi un contributo di qualche tipo al blog, secondo le stesse modalità di discussione e di valutazione che adottiamo anche tra di noi e che fanno sì che le varie proposte di volta in volta diventino materiale di riflessione e indagine, o post autonomi, o vengano integrate all'interno di altri interventi. Non ci sono meccanismi o esiti predeterminati e non si tratta in alcun modo di un qualche tipo di comitato scientifico o reading panel: il tutto è assolutamente informale, e se ne usciranno cento post che porteranno firme altre dalle nostre sarà bene, e se non ne uscirà nessuno ma ci avrete aiutato a rinfrescarci le idee sarà bene lo stesso.
Per noi, è un modo di conoscere e far conoscere realtà e brani interessanti al di fuori del nostro campo visivo. Questo blog è nato per essere un vero luogo di scambio: perciò, ora, abbiamo bisogno di voi.
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lunedì 16 dicembre 2013
Mauro Lanza e Andrea Valle - Regnum Animale
Regnum Animale di Mauro Lanza e Andrea Valle è un lavoro che mi appassiona per molte ragioni. Prima di raccontarvele, però, varrà la pena di provare a spiegare di che cosa si tratta.
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martedì 3 dicembre 2013
Santiago Diez-Fischer - Cancion del Ciego
Evocazione, violenza, trasformazione, timbro come risultato complesso del corpo che lo causa e della pura materia vibrante. La musica è profondamente scura, l’opposto del compositore. Santiago Diez-Fischer è solare, generoso e consapevole. Non so come funzioni, ma comporre non mente. Il rigore quasi folle della ricerca personale è chiarissimo: Diez-Fischer sa benissimo che cosa sta facendo e se ne infischia del bruitismo alla moda. La sua ricerca è personale e il lavoro con gli interpreti è rigorosissimo; l’aspetto della trasmissione orale è fondamentale e i segni della partitura aiutano l’interprete a rievocare il lavoro fatto. Ascoltate Cancion del Ciego, interpretato dall'ensemble Soundinitiative.
lunedì 18 novembre 2013
Labirinti
Oggi voglio prendere spunto da "Maze" (ectoplastic laboratory), per parlare brevemente di musica e videogiochi.
"Maze" è un software che genera contemporaneamente musica e visualizzazioni geometriche. Le due cose sembrano talmente simbiotiche da rendere difficile capire che cosa sia rappresentazione di che cosa. Che la musica sia anche geometria non lo scopriamo ora; che la vibrazione sia alla base della realtà non è solo una metafora, almeno secondo ipotesi recenti. In ogni caso, Maze è certamente una delle maniere più intriganti di esplorare questi terreni: visualizzazioni e sonificazione si compenetrano, e la grafica è coinvolgente.
Per chi fosse a Parigi giovedì prossimo, una dimostrazione del progetto sarà presentata alla Gaîté Lyrique. La cosa affascinante, almeno sulla carta, è la possibilità di rompere gli schemi di produzione e fruizione abituali: se pensiamo all'utilizzo, Maze è uno strumento; se guardiamo la sua impostazione, Maze è un'installazione; se guardiamo la grafica e l'interfaccia, Maze è un videogioco.
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lunedì 4 novembre 2013
Musica e Gesto #3
In questa terza riflessione voglio gettare un veloce e superficiale sguardo sul rapporto fra gesto e tempo, senza dimenticare il suono.
La parola “gesto” - come ho brevemente scritto in precedenza – rimanda e assume in sé una vasta pluralità di valenze semantiche. Tutte legittime e rischiosamente fuorvianti. Il gesto per il compositore rappresenta una fuoriuscita; quando è figura – combinazione di altezze e ritmi – si staglia sullo sfondo; quando è teatro – smontare lo strumento alla fine di Partiels – sfonda la situazione corrente e ne crea un'altra (sempre fittizia), e lo scarto fra le due ci colpisce e seduce; quando è movimento – captato da un sensore – trasforma elettronicamente un suono, o ne crea una molteplicità attraverso la sintesi modale. Il gesto non è solo azione muscolare, come non è solo figura o teatro. Cionondimeno, esso è un elemento che ha la proprietà dell'emergenza (dal verbo “emergere”).
La parola “tempo” rimanda invece all'enciclopedia – nel senso di Eco – dove sono raccolti fra gli altri Agostino, Einstein, Bergson, l'orologio atomico, il ciclo delle stagioni, la fuga in avanti e l'entropia. In musica – e per il compositore – il tempo rappresenta la scansione metrica, l'ordine di apparizione dei suoni, la velocità e la durata di un brano. Per esempio vogliamo che la prima parte del duo che stiamo scrivendo duri quattro minuti e trentacinque secondi, oppure ci ricordiamo che al concerto dell'altra sera dopo un quarto d'ora di esecuzione del pezzo ci siamo accorti che guardando l'orologio ne sono passati trenta, e infine sappiamo che per comporre un secondo e mezzo per orchestra dobbiamo lavorare nove giorni e più.
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lunedì 21 ottobre 2013
Musica e Teatro #3
"La strada dell’arte totale è lunga e tormentata…è il punto più alto della pratica scritturale e della stessa riflessione dell’avanguardia e dei suoi labirintici percorsi: il luogo in cui confluiscono l’anima e la forma, il linguaggio e la vita, il silenzio e la parola, l’attesa e la speranza…L’arte è chiamata a rigenerare una condizione d’esistenza frammentata e dispersa, dolorosa. La poesia, il teatro, il Totaltheater, l’architettura, la pittura dovranno interpretare, rinnovandosi nel profondo, questo compito che è piuttosto una missione. Così spetterà proprio al teatro e all’architettura di guidare – diventandone modelli – gli altri linguaggi, la poesia, la musica, la pittura, la danza”
(A. Trimarco - Opera d’arte totale )

Riprendo il filo del racconto da dove lo avevo lasciato. Musica e teatro, un rapporto, checché se ne dica, quanto mai intenso e vitale.
Un legame che nasce dalle tensioni, dalle ricerche, dalle esperienze del nostro vissuto e sta ormai radicandosi con sempre più forza anche nel linguaggio musicale, anche non espressamente scritto a scopi di rappresentazione.
Le moderne prospettive di esplorazione, filtrate attraverso le molteplici sfaccettature della fruizione e della sensibilità odierna, sono venute a determinarsi tramite la costante implicazione di differenti ma contigue discipline, come ad esempio le nuove tecnologie audio/video, le arti figurative, la scenotecnica e il conseguente ammodernamento di tutti i segni fisici e linguistici degli apparati drammaturgici. Ciò ha avviato un processo di riconfigurazione concettuale e intellettiva, oltre che di discussione, sul fine ultimo e sulle potenzialità del teatro musicale, allargando consequenzialmente il discorso a questioni di fondo, per lunghi tratti rimaste pressoché insolute e relative ad una pesante eredità, concernenti il lascito effettivo delle esperienze del ‘900 storico, i cui molti esiti sono risultati particolarmente fruttuosi per la rinascita del genere.
Nelle generazioni di compositori immediatamente precedenti alle nostre veniva posto al centro del dibattito il problema della comunicazione teatrale, basata sulla concezione e ideazione di uno spazio visivo estremamente complesso, in funzione di drammi non raccontati ma solo tracciati in parte o intuibili nel decorso stesso della storia, molto spesso basati più sulla fantasia intima e personale dello spettatore che su quella della medesima opera.
Nelle esplorazioni delle nostre generazioni vi è stata sempre di più una presa di coscienza della componente teatrale/visuale in funzione della storia, questo senz’altro grazie alle molteplici possibilità offerte dai mezzi moderni; in questo senso la consapevolezza degli autori a noi contemporanei risiede, molto probabilmente, nella non riduzione della componente “spettacolo” a sola e cruda sperimentazione di linguaggi e strumenti espressivi condensati in una sorta di “teatro-catalogo” di effetti spettacolari, quanto piuttosto nell’impiego, sempre più funzionale e autonomo, di tutti gli artifici conosciuti e quelli in fase di scoperta, creando i presupposti per una proiezione massimale delle possibilità immaginifiche dell’apparato teatrale, il che consente anche, secondo me, un risveglio educativo del fruitore, trovandosi egli stesso spettatore capace di interagire, e reagire, in modo creativo e consapevole nei confronti dell’opera.
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