martedì 3 dicembre 2013

Santiago Diez-Fischer - Cancion del Ciego

Evocazione, violenza, trasformazione, timbro come risultato complesso del corpo che lo causa e della pura materia vibrante. La musica è profondamente scura, l’opposto del compositore. Santiago Diez-Fischer è solare, generoso e consapevole. Non so come funzioni, ma comporre non mente. Il rigore quasi folle della ricerca personale è chiarissimo: Diez-Fischer sa benissimo che cosa sta facendo e se ne infischia del bruitismo alla moda. La sua ricerca è personale e il lavoro con gli interpreti è rigorosissimo; l’aspetto della trasmissione orale è fondamentale e i segni della partitura aiutano l’interprete a rievocare il lavoro fatto. Ascoltate Cancion del Ciego, interpretato dall'ensemble Soundinitiative.


lunedì 18 novembre 2013

Labirinti

Oggi voglio prendere spunto da "Maze" (ectoplastic laboratory), per parlare brevemente di musica e videogiochi. 

"Maze" è un software che genera contemporaneamente musica e visualizzazioni geometriche. Le due cose sembrano talmente simbiotiche da rendere difficile capire che cosa sia rappresentazione di che cosa. Che la musica sia anche geometria non lo scopriamo ora; che la vibrazione sia alla base della realtà non è solo una metafora, almeno secondo ipotesi recenti. In ogni caso, Maze è certamente una delle maniere più intriganti di esplorare questi terreni: visualizzazioni e sonificazione si compenetrano, e la grafica è coinvolgente. 



Per chi fosse a Parigi giovedì prossimo, una dimostrazione del progetto sarà presentata alla Gaîté Lyrique. La cosa affascinante, almeno sulla carta, è la possibilità di rompere gli schemi di produzione e fruizione abituali: se pensiamo all'utilizzo, Maze è uno strumento; se guardiamo la sua impostazione, Maze è un'installazione; se guardiamo la grafica e l'interfaccia, Maze è un videogioco.

lunedì 4 novembre 2013

Musica e Gesto #3

In questa terza riflessione voglio gettare un veloce e superficiale sguardo sul rapporto fra gesto e tempo, senza dimenticare il suono.

La parola “gesto” - come ho brevemente scritto in precedenza – rimanda e assume in sé una vasta pluralità di valenze semantiche. Tutte legittime e rischiosamente fuorvianti. Il gesto per il compositore rappresenta una fuoriuscita; quando è figura – combinazione di altezze e ritmi – si staglia sullo sfondo; quando è teatro – smontare lo strumento alla fine di Partiels – sfonda la situazione corrente e ne crea un'altra (sempre fittizia), e lo scarto fra le due ci colpisce e seduce; quando è movimento – captato da un sensore – trasforma elettronicamente un suono, o ne crea una molteplicità attraverso la sintesi modale. Il gesto non è solo azione muscolare, come non è solo figura o teatro. Cionondimeno, esso è un elemento che ha la proprietà dell'emergenza (dal verbo “emergere”).

La parola “tempo” rimanda invece all'enciclopedia – nel senso di Eco – dove sono raccolti fra gli altri Agostino, Einstein, Bergson, l'orologio atomico, il ciclo delle stagioni, la fuga in avanti e l'entropia. In musica – e per il compositore – il tempo rappresenta la scansione metrica, l'ordine di apparizione dei suoni, la velocità e la durata di un brano. Per esempio vogliamo che la prima parte del duo che stiamo scrivendo duri quattro minuti e trentacinque secondi, oppure ci ricordiamo che al concerto dell'altra sera dopo un quarto d'ora di esecuzione del pezzo ci siamo accorti che guardando l'orologio ne sono passati trenta, e infine sappiamo che per comporre un secondo e mezzo per orchestra dobbiamo lavorare nove giorni e più.

lunedì 21 ottobre 2013

Musica e Teatro #3



"La strada dell’arte totale è lunga e tormentata…è il punto più alto della pratica scritturale e della stessa riflessione dell’avanguardia e dei suoi labirintici percorsi: il luogo in cui confluiscono l’anima e la forma, il linguaggio e la vita, il silenzio e la parola, l’attesa e la speranza…L’arte è chiamata a rigenerare una condizione d’esistenza frammentata e dispersa, dolorosa. La poesia, il teatro, il Totaltheater, l’architettura, la pittura dovranno interpretare, rinnovandosi nel profondo, questo compito che è piuttosto una missione. Così spetterà proprio al teatro e all’architettura di guidare – diventandone modelli – gli altri linguaggi, la poesia, la musica, la pittura, la danza” 

(A. Trimarco - Opera d’arte totale )


 

Riprendo il filo del racconto da dove lo avevo lasciato. Musica e teatro, un rapporto, checché se ne dica, quanto mai intenso e vitale.
Un legame che nasce dalle tensioni, dalle ricerche, dalle esperienze del nostro vissuto e sta ormai radicandosi con sempre più forza anche nel linguaggio musicale, anche non espressamente scritto a scopi di rappresentazione.
Le moderne prospettive di esplorazione, filtrate attraverso le molteplici sfaccettature della fruizione e della sensibilità odierna, sono venute a determinarsi tramite la costante implicazione di differenti ma contigue discipline, come ad esempio le nuove tecnologie audio/video, le arti figurative, la scenotecnica e il conseguente ammodernamento di tutti i segni fisici e linguistici degli apparati drammaturgici. Ciò ha avviato un processo di riconfigurazione concettuale e intellettiva, oltre che di discussione, sul fine ultimo e sulle potenzialità del teatro musicale, allargando consequenzialmente il discorso a questioni di fondo, per lunghi tratti rimaste pressoché insolute e relative ad una pesante eredità, concernenti il lascito effettivo delle esperienze del ‘900 storico, i cui molti esiti sono risultati particolarmente fruttuosi per la rinascita del genere.
Nelle generazioni di compositori immediatamente precedenti alle nostre veniva posto al centro del dibattito il problema della comunicazione teatrale, basata sulla concezione e ideazione di uno spazio visivo estremamente complesso, in funzione di drammi non raccontati ma solo tracciati in parte o intuibili nel decorso stesso della storia, molto spesso basati più sulla fantasia intima e personale dello spettatore che su quella della medesima opera.
Nelle esplorazioni delle nostre generazioni vi è stata sempre di più una presa di coscienza della componente teatrale/visuale in funzione della storia, questo senz’altro grazie alle molteplici possibilità offerte dai mezzi moderni; in questo senso la consapevolezza degli autori a noi contemporanei risiede, molto probabilmente, nella non riduzione della componente “spettacolo” a sola e cruda sperimentazione di linguaggi e strumenti espressivi condensati in una sorta di “teatro-catalogo” di effetti spettacolari, quanto piuttosto nell’impiego, sempre più funzionale e autonomo, di tutti gli artifici conosciuti e quelli in fase di scoperta, creando i presupposti per una proiezione massimale delle possibilità immaginifiche dell’apparato teatrale, il che consente anche, secondo me, un risveglio educativo del fruitore, trovandosi egli stesso spettatore capace di interagire, e reagire, in modo creativo e consapevole nei confronti dell’opera.

giovedì 10 ottobre 2013

Giovanni Bertelli - Lorem Ipsum


Oggi vi voglio parlare di un caro amico, Giovanni Bertelli, e in particolare della sua "Alla Breve". Gli "Alla Breve" sono cicli di cinque piccoli brani, della durata di circa due minuti ciascuno, commissionati dalla radio pubblica francese a giovani compositori. Questa pratica è decisamente una delle più encomiabili della radio d'oltralpe. L'"Alla Breve" di Bertelli è secondo me uno dei suoi lavori più emblematici e più riusciti. Si intitola "Lorem ipsum", e trovate la sequenza integrale dei cinque brani a questo indirizzo (cliccate su "écouter l'émission"):


La chiave di volta è, visibilmente, l'ironia. Il teatro dell'assurdo, la trasfigurazione del far musica. L'eleganza del mondo all'incontrario, in cui la voce si spande in un basso albertino (Gervasoni docet), in un mondo sonoro fatto di clacson e granulazioni nevrotiche. La presenza elettronica è un contrappunto continuo e integrato, pensato e costruito esplicitamente per la diffusione radiofonica. Le influenze chiare, quasi dichiarate, vanno dal già citato Gervasoni a Mauro Lanza o Francesco Filidei.

La parte iniziale del "Lorem ipsum" è una rielaborazione dei primi brani di un work in progress bertelliano, la "Missa Sine Domine". La goliardia ecclesiastica e i giochi di parole sono un fil rouge nei titoli della sua produzione (ricordo ad esempio una "Toccata della Madonna" per organo…), un modo ironico ma gentile per mordere a tutto tondo, senza vero anticlericalismo (forse anzi ne sono un antidoto?) e senza prendersi troppo sul serio, perché poi in fondo prima o poi arriverà qualcuno a riservarci lo stesso trattamento, e nemmeno noi gradiremmo che costui si prendesse a sua volta troppo sul serio, no? Prendersi sul serio è un peccato mortale; prendere sul serio la vita equivale a perdere il senso della morte: alla fine non ci rimane in mano nulla, nemmeno il gusto di esserci divertiti alle sue spalle, per una manciata di tempo.

sabato 5 ottobre 2013

/nu/thing in biennale!


Ci siamo! Domani, Domenica 6 Ottobre, nella Sala delle Colonne di Cà Giustinian, a Venezia, insieme al Quartetto Maurice (Giorgia Privitera, Laura Bertolino, Federico Mazzucco, Aline Privitera),  Laura Catrani (voce), Igor Caiazza (percussioni), Carlo Teodoro (violoncello) e Daniele Ruggieri (flauto), e con la regia elettronica di Andrea Agostini e Marco Momi, siamo lieti di presentarvi il concerto che abbiamo pensato, progettato e realizzato per il cinquantasettesimo Festival di Musica Contemporanea "La Biennale di Venezia". Perciò siamo molto grati e riconoscenti verso il direttore della Biennale Musica, Ivan Fedele, per averci affidato questo spazio all'interno della programmazione del festival, un momento in cui possiamo esporci ed esporre, senza timore e con piena consapevolezza, le scelte artistiche che abbiamo maturato negli ultimi mesi. Così come è avvenuto per il concerto di marzo realizzato in collaborazione e su invito del Divertimento Ensemble e Sandro Gorli, anche in questa occasione presentiamo autori e lavori che ci hanno colpito per la loro personalità, e che vi sono stati brevemente introdotti nei due post precedenti. E così come riporta il link della biennale sul concerto, abbiamo voluto pensare e proporre un concerto-playlist, una serrata concatenazione di lavori acustici, elettroacustici e visuali che hanno almeno due fili conduttori: la personalità del lavoro e di chi l'ha ideato, e un riferimento al molteplice universo del popolare e delle sue reificazioni mediatiche. Una /nu/playlist ricca e diversificata, con le orecchie e gli occhi aperti su piani paralleli e mutuamente intersecanti, senza paure di sorta. Vi aspettiamo dunque domani, e venite numerosi! 

venerdì 4 ottobre 2013

Aspettando domenica - seconda puntata

Il concerto /nu/ si approssima, e così vi presentiamo la seconda puntata di introduzione alle opere che saranno suonate. Ovviamente, sempre a firma collettiva! Buona lettura, e non mancate!

Aurélio Edler-Copes - Interférence


L'interferenza è un disturbo che molesta un supposto ordinario trascorrere degli eventi. Nel campo catodico, l'immagine viene interrotta a più riprese da schermate brulicanti di puntini bianchi e neri in caotica evoluzione, o da bande che salgono o scendono periodicamente; l'audio restituisce un rumore bianco uniformemente agitato o delle frequenze quasi sinusoidali.


Lo schermo di Aurélio funziona in un modo più interessante. L'immagine è il caso informe, e la sua perturbazione sono dei suoni forse a noi più familiari, forse a noi più vicini - corde grattate, tessiture lontane. Sullo schermo di Aurélio l'immagine è fine e sottile, e il disturbo non la cancella, ma la cerca e la esalta.



Chris Swithinbank - All the time that you have what we have / All the time that you have


Un lucido salto dell'immaginazione, e Chris propone di gettare uno sguardo passando il limite che i corpi ti impongono. Oltre la lentezza e il peso dell'arco, oltre il termine della voce e del suo sforzo esiste altro - ed è il tempo che accoglie le azioni semplici, come tagliare, fischiare e frammentare il verbo, e che tu hai del tutto.



Mario Diaz de León - Trembling time II


Non l'espressionismo ultimo della musica satura francese: piuttosto lo zen del feedback, della distorsione armonica, del suono immenso, i mantra elettrici giganteschi del rock estremo in mezzo al quale Mario Diaz de León è cresciuto - e, del rock estremo, anche una certa, speciale declinazione rigorosa del caos. Qui i decibel vengono sublimati nell'ascetismo sonoro di un trio d'archi, ma il senso (lo zen, il mantra, il rigore e il caos) rimane.



Satoshi Tomioka - Usavich


Ciò che mi attira di Usavich è una cosa, precisissima: il fatto che un lavoro del genere sarebbe piaciuto farlo a me. L'invidia sta nel fatto che l'intera serie è spiccatamente musicale: la maggior parte delle azioni derivano direttamente da un gesto sonoro, oppure ne sono accompagnate indelebilmente. Il prototipo di tutto questo è la danza dei cosacchi di Putin (il coniglio con la maglia a righe bianche e verdi), che diventerà la fibra di tutte quante le stagioni, e che, alla bisogna, i creatori si divertiranno a spogliare, anestetizzare o reinterpretare. L'interesse sta nel cogliere un gesto, unico, elementare, iterativo, ma perfettamente integrato da reggere cinque stagioni di una dozzina di microepisodi l'una.



Fabio Cifariello Ciardi - Due piccoli studi sul potere



Contaminazioni... no. Dei « Piccoli Studi sul Potere » non è interessante conoscere l’originale spinta extra-musicale per giustificarne il mezzo "bastardo" e non sono nemmeno interessanti eventuali considerazioni in relazione patristica dei mezzi: videoarte? speech-tracking softwares? No. L'accettazione del gioco allo scoperto è la coraggiosa soluzione, lineare nei tre minuti: spietata. Se l'eversivo c'è, l'autore ci fa capire chiaramente che non sta nel medium (suono o immagine) ma nello scollamento tra i media (che porta a fregarsene degli stessi). La sofisticazione non è l’unico modo per rendere il suono un alias. Dilla schietta! Niente iper-strumenti o eccessi di formalizzazione e… ricordati... è una questione sociale, politica. Ci sei anche tu nella nenia e allora: impara a leggere i crudi respiri!!! Straniante alla fine del gioco e iconoclasta.


--- fine della seconda puntata