giovedì 3 ottobre 2013

Aspettando domenica - prima puntata

Il /nu/-evento veneziano si avvicina e vorremmo darvi un piccolo sguardo in due puntate sulle ragioni per cui abbiamo scelto di proporvi le opere in programma. Ognuno di noi ha detto la sua, ma preferiamo mettere un'unica firma collettiva - chi poi avrà voglia di giocare potrà chiedersi chi ha scritto cosa: in almeno due casi è molto facile…


Simon Steen-Andersen - Next to Beside Besides

Sedersi sullo sgabello e tenere come sempre lo strumento tra le gambe. Stare pronti. Avambraccio e braccio destro in posizione. La mano destra mantenga ben salda la presa, e - sfregando con forza - la dita della mano sinistra prendano le posizioni senza errore. Il movimento in su e in giù trasmetterà suoni chiari e perfettamente intelligibili. Sulle pause bloccarsi integralmente, sulle note non indugiare mai. Restare vigili, comunicativi, limpidi. Il lavoro è astuto e bello, e le note vanno suonate come stanno.

Solo una cosa: ricordarsi che accanto c'è il violoncello.


Simon Steen-Andersen - Study for string instrument #2

Il compositore ama il doppio.
Ci sono due strumenti e a volte sembrano soltanto uno.
Il violoncello glissa in alto e in basso,
e il pedale distorsore si abbassa e si alza.
Il pedale distorsore si alza e si abbassa,
e così il violoncello glissa in basso e in alto.
C'è soltanto uno strumento e a volte sembrano due.
Il compositore ama il doppio.


Kristian Ireland - Clearing (I)

Mi ricordo il primo ascolto del brano, a Acanthes 2007, nell'esecuzione del quartetto Arditti. Me lo ricordo perché assordante, pieno, scuro, per nulla convenzionale. E soprattutto molto diverso dagli altri quartetti degli studenti, presi, me compreso, dalle figure del linguaggio in voga. La cosa forte per me era stato l'atteggiamento di rimettere tutto a zero, però con una certa violenza. […] Clearing I è un gesto di liberazione, che in fondo deve, per continuare la sua energia, restare unico.


Valerio Murat - Coppi

Una partitura esuberante, ipercinetica, ironica, teneramente malinconica. Suoni, parole, respiri, immagini concitate e confuse come nella grammatica nebbiosa del sogno. E una domanda che ci sta a cuore: può un linguaggio musicale così spesso austero parlare della minuscola epica nazional-popolare di un campione sportivo, insomma di cose piccole e calorose e vicine - insomma, può la musica contemporanea parlare? Noi crediamo di sì e, ciò che più conta, Valerio Murat crede di sì.


Emanuele Casale - Composizione per voce

Per chi è stanco di parlare e formulare sulla "necessità di nuovi stili vocali nella musica contemporanea". Il popolare è buona cosa? non necessariamente, ma di certo è genuino quando non è sovrastruttura, quando diventa continua riformulazione (rito) del prototipo, quando è immanente! Questa voce è taglio in un marmo antico, ne senti il peso e senti la lama che esperta taglia senza tradire l’orgogliosa età della materia prima. Il peso della « litania fino all’ultimo fiato » non chiede nulla e le donne prefiche stanno nel tempo frequenziale col semplice ritmo del respiro. Il respiro non diamolo per scontato: è soffio vitale e quando finisce la senti l'emergenza.

Tutto è frontale.


 --- fine della prima puntata

martedì 1 ottobre 2013

Venghino allo Spazio/Voce Nuthing!!! 57. Biennale Musica - Venezia!





Siamo pronti.

Domenica 6 Ottobre alle ore 15:00 a Venezia - Sala delle Colonne di Ca’ Giustinian vogliamo festeggiare con voi l'esperienza più coraggiosa della nostra vita musicale: /NU/THING !

Fatto Coraggioso 1: il Direttore Artistico della sezione Musica della Biennale di Venezia (Ivan Fedele) ci ha proposto la direzione artistica di un concerto!
CARTA BIANCA /NU/THING

Fatto Coraggioso 2: abbiamo lavorato 3 mesi per definire un programma che sfida noi, i musicisti e il pubblico!
1H DI SPETTACOLO

Fatto Coraggioso 3: abbiamo scelto di lavorare con splendidi giovani musicisti!
QUARTETTO MAURICE • IGOR CAIAZZA • LAURA CATRANI

Fatto Coraggioso 4: molte prime esecuzioni italiane, giovani - grandi compositori che (solo?) l'Italia poco conosce!
SIMON STEEN-ANDERSEN • KRISTIAN IRELAND • CHRIS SWITHINBANK • AURÉLIO ELDER-COPES • MARIO DIAZ DE LEÓN

Fatto Coraggioso 5: l'Italia di chi (r)esiste in Italia!
EMANUELE CASALE • FABIO CIFARIELLO CIARDI • VALERIO MURAT

Fatto Coraggioso 6: abbiamo portato MTV alla Biennale Musica!
USAVICH di SATOSHI TOMIOKA

Fatto Coraggioso 7: per voi non il solito concerto ma un Concept Concert!
PLAYLIST + NUTHING = PLAY/nu/LIST #1

Dite la verità... vorreste saperne di più? e allora...

CORAGGIO! TOCCA A VOI! Ci vediamo Domenica prossima nella Splendida Venezia!!





lunedì 16 settembre 2013

Gadget

Ci sono delle tendenze oggi? Certo, molte e diverse almeno quanto i compositori. Ce ne sono però alcune che toccano più protagonisti della musica di oggi. Per esempio quello che definirei l'utilizzo di gadget vari: oggetti quotidiani, tubi, carillon, oggetti che distaccano e stupiscono. L'effetto è spesso forte; per alcuni ha un risultato ironico, per altri più brutale e lirico. Parto soprattutto dalla mia esperienza in concerto, senza essere esaustivo, e forse sbagliandomi in pieno. Quello che vorrei risultasse sarebbe un confronto sulle questioni sollevate; per esempio, se l'utilizzo di gadget sia semplice ironia educata e divertente che urbanizza le intuizioni più radicali di un Lachnemann, per esempio. A volte ho questo dubbio e a volte non ho voglia di ridere.

venerdì 13 settembre 2013

/nu/thing alla Biennale Musica 2013


La Biennale di Venezia ha affidato a /nu/thing la direzione artistica di un concerto, che si terrà il 6 ottobre alle ore 15.00, nella Sala delle Colonne di Ca’ Giustinian.

Eccovi un'intervista introduttiva e il programma completo:

lunedì 22 luglio 2013

Yeah yeah yeah

Visto che stiamo per entrare nel pieno della canicola estiva, questa volta non voglio annoiarti con una lunga requisitoria sulle varie magagne della musica contemporanea - sociali, musicali, politiche, etiche, economiche, potrei andare avanti a lungo...

Ti voglio invece parlare (però brevemente, paratattico, strofa ritornello e via, i tre minuti di una facciata di 45 giri) di una mia grande e per nulla segreta passione: il rock'n'roll. Yeah yeah yeah.


lunedì 8 luglio 2013

A un certo momento

A un certo momento, scegliere di non scrivere più una nota. Deporre la matita. Chiudere i fogli pentagrammati nel cassetto. Interrompere il canale che congiunge l'orecchio interno e la mano competente. Riconoscere di non avere più nulla da dire, assumerne la responsabilità e le conseguenze. Solo allora è lecito dire che la propria musica è morta.

A un certo momento, scegliere di scrivere ancora. Riprendere il lapis fra le dita. Portare i fogli dal cassetto al tavolo. Ristabilire il contatto fra le orecchie e il lavoro. Rispondere al bisogno rinato, assumere tutto ciò che comporta. Allora, la propria musica rinasce.

Tale momento è puntuale. Arriva solo una volta nella vita.
Tale momento è molteplice. Lo si vive ogni giorno.

Ognuno lo sente arrivare con un ritmo diverso. Non sempre ne conosciamo lucidamente le motivazioni. Spesso ci diamo delle spiegazioni, a volte azzeccate, a volte consolatorie. Però.

Voi, perché scrivete?

Voi, perché non scrivete più?

domenica 23 giugno 2013

Possibilità e giochi di potere

"Quando un popolo non ha più senso vitale del suo passato si spegne. La vitalità creatrice è fatta di una riserva di passato. Si diventa creatori anche noi, quando si ha un passato. La giovinezza dei popoli è una ricca vecchiaia"
(Cesare Pavese)


Ci sono argomenti che spesso innescano emozioni contrastanti, sensazioni di sdegno mescolato con il turbamento per una generazione allo sbando. La percezione del nostro tempo che si confonde con necessità altre e discutibili. Di mancanze così abissali da generare sintomi di disorientamento al confine con la paura, con l’ansia di perdere il terreno sul quale incamminarsi.
È un timore basato sui fatti della realtà che ci manipola e ci fa sentire sempre più minuscoli all’interno di un panorama considerato elitario, autoreferenziale e a forte esclusione. È un timore vero, a volte tangibile negli atti compiuti da chi ti aspetti possa agire con un qualche barlume di lucidità, di trasparenza e lungimiranza nelle scelte. C’è sempre la speranza di un gesto, “dall’alto”, che possa innescare un cambiamento, una svolta reale, un segnale forte.
Utopia? Non saprei dirvi, ma gli anni della mia piccola personale esperienza mi suggeriscono che il cambiamento lo dovremmo dettare noi, che obtorto collo siamo artefici solitari del nostro disegno di vita. Un destino certo, reso sempre più tortuoso a causa di un certo tipo di  scelte e decisioni che hanno caratterizzato i decenni precedenti e di cui oggi paghiamo tutte le conseguenze.
Comprendetemi, non c’è rabbia nelle parole che leggerete e che forse potrebbe trasparire da esse, né alcun attacco, ma semplicemente una cronaca, magari un po’ dura, nei confronti di un sistema generale che sta cadendo a pezzi e lentamente implodendo, dove sarebbe opportuno rimediare prendendo decisioni radicali o improntate almeno sul buon senso.
Invece ci troviamo spesso a discutere fra noi su cose che sistematicamente prendono pieghe sbagliate e il più delle volte disattendono determinate aspettative.
Mi ha fatto molto riflettere una cosa che Marco ha scritto nel suo post di qualche tempo fa: “I rapporti di forza che legano queste parti del puzzle hanno creato negli ultimi anni una macchina di gestione della politica musicale italiana estremamente particolare, le cui scelte (sempre meno oggetto di discussione aperta) si sono tradotte in fatti. C'è chi ha partecipato a queste scelte curando per lo più il proprio interesse, c'è chi l'ha fatto pensando alla difesa del bene pubblico, c'è infine chi ha scelto di non curarsene.”