lunedì 16 settembre 2013

Gadget

Ci sono delle tendenze oggi? Certo, molte e diverse almeno quanto i compositori. Ce ne sono però alcune che toccano più protagonisti della musica di oggi. Per esempio quello che definirei l'utilizzo di gadget vari: oggetti quotidiani, tubi, carillon, oggetti che distaccano e stupiscono. L'effetto è spesso forte; per alcuni ha un risultato ironico, per altri più brutale e lirico. Parto soprattutto dalla mia esperienza in concerto, senza essere esaustivo, e forse sbagliandomi in pieno. Quello che vorrei risultasse sarebbe un confronto sulle questioni sollevate; per esempio, se l'utilizzo di gadget sia semplice ironia educata e divertente che urbanizza le intuizioni più radicali di un Lachnemann, per esempio. A volte ho questo dubbio e a volte non ho voglia di ridere.

venerdì 13 settembre 2013

/nu/thing alla Biennale Musica 2013


La Biennale di Venezia ha affidato a /nu/thing la direzione artistica di un concerto, che si terrà il 6 ottobre alle ore 15.00, nella Sala delle Colonne di Ca’ Giustinian.

Eccovi un'intervista introduttiva e il programma completo:

lunedì 22 luglio 2013

Yeah yeah yeah

Visto che stiamo per entrare nel pieno della canicola estiva, questa volta non voglio annoiarti con una lunga requisitoria sulle varie magagne della musica contemporanea - sociali, musicali, politiche, etiche, economiche, potrei andare avanti a lungo...

Ti voglio invece parlare (però brevemente, paratattico, strofa ritornello e via, i tre minuti di una facciata di 45 giri) di una mia grande e per nulla segreta passione: il rock'n'roll. Yeah yeah yeah.


lunedì 8 luglio 2013

A un certo momento

A un certo momento, scegliere di non scrivere più una nota. Deporre la matita. Chiudere i fogli pentagrammati nel cassetto. Interrompere il canale che congiunge l'orecchio interno e la mano competente. Riconoscere di non avere più nulla da dire, assumerne la responsabilità e le conseguenze. Solo allora è lecito dire che la propria musica è morta.

A un certo momento, scegliere di scrivere ancora. Riprendere il lapis fra le dita. Portare i fogli dal cassetto al tavolo. Ristabilire il contatto fra le orecchie e il lavoro. Rispondere al bisogno rinato, assumere tutto ciò che comporta. Allora, la propria musica rinasce.

Tale momento è puntuale. Arriva solo una volta nella vita.
Tale momento è molteplice. Lo si vive ogni giorno.

Ognuno lo sente arrivare con un ritmo diverso. Non sempre ne conosciamo lucidamente le motivazioni. Spesso ci diamo delle spiegazioni, a volte azzeccate, a volte consolatorie. Però.

Voi, perché scrivete?

Voi, perché non scrivete più?

domenica 23 giugno 2013

Possibilità e giochi di potere

"Quando un popolo non ha più senso vitale del suo passato si spegne. La vitalità creatrice è fatta di una riserva di passato. Si diventa creatori anche noi, quando si ha un passato. La giovinezza dei popoli è una ricca vecchiaia"
(Cesare Pavese)


Ci sono argomenti che spesso innescano emozioni contrastanti, sensazioni di sdegno mescolato con il turbamento per una generazione allo sbando. La percezione del nostro tempo che si confonde con necessità altre e discutibili. Di mancanze così abissali da generare sintomi di disorientamento al confine con la paura, con l’ansia di perdere il terreno sul quale incamminarsi.
È un timore basato sui fatti della realtà che ci manipola e ci fa sentire sempre più minuscoli all’interno di un panorama considerato elitario, autoreferenziale e a forte esclusione. È un timore vero, a volte tangibile negli atti compiuti da chi ti aspetti possa agire con un qualche barlume di lucidità, di trasparenza e lungimiranza nelle scelte. C’è sempre la speranza di un gesto, “dall’alto”, che possa innescare un cambiamento, una svolta reale, un segnale forte.
Utopia? Non saprei dirvi, ma gli anni della mia piccola personale esperienza mi suggeriscono che il cambiamento lo dovremmo dettare noi, che obtorto collo siamo artefici solitari del nostro disegno di vita. Un destino certo, reso sempre più tortuoso a causa di un certo tipo di  scelte e decisioni che hanno caratterizzato i decenni precedenti e di cui oggi paghiamo tutte le conseguenze.
Comprendetemi, non c’è rabbia nelle parole che leggerete e che forse potrebbe trasparire da esse, né alcun attacco, ma semplicemente una cronaca, magari un po’ dura, nei confronti di un sistema generale che sta cadendo a pezzi e lentamente implodendo, dove sarebbe opportuno rimediare prendendo decisioni radicali o improntate almeno sul buon senso.
Invece ci troviamo spesso a discutere fra noi su cose che sistematicamente prendono pieghe sbagliate e il più delle volte disattendono determinate aspettative.
Mi ha fatto molto riflettere una cosa che Marco ha scritto nel suo post di qualche tempo fa: “I rapporti di forza che legano queste parti del puzzle hanno creato negli ultimi anni una macchina di gestione della politica musicale italiana estremamente particolare, le cui scelte (sempre meno oggetto di discussione aperta) si sono tradotte in fatti. C'è chi ha partecipato a queste scelte curando per lo più il proprio interesse, c'è chi l'ha fatto pensando alla difesa del bene pubblico, c'è infine chi ha scelto di non curarsene.”

lunedì 10 giugno 2013

Michele Sanna - Soundrise

Questo lunedì voglio scrivere di una partitura: si tratta di Soundrise, di Michele Sanna. Anzi no, più che parlarne vorrei ascoltarla con voi, goderne prima di tutto. 

PREMESSA 
Michele Sanna è un giovane (non giovanissimo) compositore nato nel 1981 a Cagliari, dove vive tuttora. Chitarrista (elettrico), pratica il Jazz e la scrittura (come compositore si forma principalmente a Milano). L’aspetto biografico ha una qualche incidenza nel senso del post come si leggerà nelle conclusioni.

SOUNDRISE 
Il brano è una commissione del Divertimento Ensemble ed è stato eseguito in prima nella stagione 2013 dello stesso Ensemble milanese.

mercoledì 5 giugno 2013

Microstagioni a microbudget

Spesso in questo blog abbiamo parlato della distanza tra l'attività musicale italiana e estera. Abbiamo anche evocato il fatto che i compositori sono soli, disorganizzati e incapaci di fare un fronte comune. Le autocritiche possono continuare e toccare più punti: pochi soldi e poca cultura, poca educazione e professionalizzazione, ecc.