Torno per l'ennesima volta sulla mia ossessione: quali sono le cause del nostro isolamento? Qualche tempo fa, in risposta all'ultimo post di Marco, avevo lanciato una domanda: ci sono state, nella produzione dei compositori che ci hanno preceduti, anche ragioni puramente musicali che hanno fatto scappare il pubblico che invece Berio, Maderna, Donatoni avevano? Ho ritrovato di recente una citazione di Berio che forse non avevo mai veramente capito, e dalla quale è scaturita una riflessione, no, piuttosto un insieme di sensazioni disorganiche che proverò ora a condensare in qualcosa che assomigli a un pensiero: generalizzando, semplificando, ma - spero - riuscendo a scovare qualche indizio che ci aiuti a capirci qualcosa.
lunedì 29 aprile 2013
martedì 16 aprile 2013
/nu/thing diventa social!
Da oggi /nu/thing diventa social!
Seguiteci su Facebook e Twitter:
Seguiteci su Facebook e Twitter:
| www.facebook.com/pages/nuthing/510613052335661 | |
| twitter.com/nu_thing |
lunedì 15 aprile 2013
Gesti #2
Al termine del post pubblicato poco tempo fa ho posto alcune domande in merito al ruolo del gesto nel tempo musicale, in ciò che chiamiamo forma, e di un suo possibile senso nel fare compositivo.
Quest'ultima mi sembra la domanda chiave, quella che dà senso a tutto il resto. Altrimenti detto: c'è davvero bisogno del gesto per comporre?
La risposta non la conosco. Posso azzardare dicendo che non è così importante... migliaia di compositori lavorano attraverso elementi e strategie diverse, lo sappiamo bene: dialettica, ritaglio, campi armonici, ironia, ibridazione, saturazione, formalizzazione, alea, anti-retorica, lavoro, e via così. Ognuno di tali termini può dire qualcosa di quell'oggetto verbalmente sfuggente che scriviamo con le note e ascoltiamo con le orecchie, e del modo col quale ci rapportiamo ad esso.
Probabilmente anche il gesto rientra in tale discorso. Per qualcuno può essere importante, per altri niente affatto. Per coloro che vi hanno a che fare si apre una pletora di definizioni diverse di ciò che è o non è gesto, e che costituiscono un insieme ben poco coeso – e ne ho citate alcune all'inizio del post precedente. Tutte sembrano avere bisogno di qualcos'altro per possedere un senso.
domenica 31 marzo 2013
Musica e teatro #2
Io sento e scrivo questi testi come se fosse musica. Si tratta di una sorta di variazioni su temi che decompongo progressivamente e che diventeranno (ir)riconoscibili quando il testo sarà pronto.
G. Aperghis
“A seguito di questa evoluzione provocata dal demiurgo gli uomini persero i loro corpi sonori, luminosi e trasparenti, e cessarono di librarsi nell'aria. Divennero pesanti e opachi e, allorché cominciarono a mangiare i prodotti della terra, la loro natura acustica si attutì a tal punto che rimase loro soltanto la voce.”
(Marius Schneider, La musica primitiva, Adelphi 1992, p.37)

Come promesso la volta scorsa, con il presente riprendo, senza voler per questo essere esaustivo, il discorso riguardante il rapporto fra “musica e teatro”, fornendo qui una nuova retrospettiva.
Nel post precedente vi parlai di Kagel e le sue sperimentazioni. Intendo continuare nello stesso filone musical-drammaturgico parlando di quello, che secondo me, rappresenta il suo erede naturale: Georges Aperghis.
Sono molti i lavori che ho avuto occasione di vedere/ascoltare dal vivo o in registrazione, e mi hanno sempre colpito ed entusiasmato per lo speciale trattamento che egli riserva all’apparato testuale ancor prima che musicale. Le parole, le sillabe, non sono semplici fonemi, ma qualcosa di più. E molto spesso sembra quasi che la componente teatrale risulta essere aliena, o quasi mai presente allo stadio iniziale nelle intenzioni del compositore.
domenica 17 marzo 2013
Socialità. Tra cerchie e solitudine.
In un precedente post mi sono soffermato sul carattere spiccatamente autoreferenziale di parte della critica musicale italiana: cultura = spettacolo, niente studio delle fonti contemporanee, lenti ingiallite e quanto mai orgogliose di esserlo. Ora vorrei riflettere su un punto a me più caro, spesso fonte di distratti pensieri e di solenni arrabbiature miste ad affetto sincero. I compositori nostri maestri: conosciuti frequentati o semplicemente ammirati per le loro opere.
Guai a fare di tutta l'erba un fascio e guai a proporre dei distinguo generazionali dal sapore di rottamazione, appetiti insani sono spesso presenti in quantità esponenziale nella categoria "allievi dei maestri". Mi limito a definire "nostri maestri" i compositori italiani che godono di strameritata fama artistica e stima del contesto mondiale e mi limito a cercare di capire se c'è traccia di una qualche loro responsabilità di categoria nelle dinamiche che portano l'Italia musicale a galleggiare.
Etichette:
allievi,
attualità,
bene pubblico,
cerchia,
contesto,
corte,
dialogo,
maestri,
opportunità,
politica,
responsabilità,
riflessioni,
socialità,
solitudine,
tessuto sociale,
tolleranza,
vocabolario
mercoledì 13 marzo 2013
Nuova pedagogia musicale #2
Un altro piccolo bonus per i lettori di questo blog: eccovi le prime pagine di alcune interessantissime novità editoriali!
lunedì 4 marzo 2013
Usavich
Per festeggiare il primo compleanno di /nu/thing, vi propongo una promozione piuttosto particolare.
Si tratta di Usavich, un cartone animato giapponese a brevi puntate (circa un minuto ciascuna) ambientato in Russia che vede come protagonisti due conigli carcerati (almeno nella prima stagione: per chi fosse interessato, il lavoro prosegue per altre quattro stagioni. L'art director è Satoshi Tomioka, lo storyboard è di Aguri Miyazaki, la musica è di Daisuke Ueno.
Ciò che mi attira di Usavich è una cosa, precisissima: il fatto che un lavoro del genere sarebbe piaciuto farlo a me. L'invidia sta nel fatto che l'intera serie è spiccatamente musicale: la maggior parte delle azioni derivano direttamente da un gesto sonoro, oppure ne sono accompagnate indelebilmente. Il prototipo di tutto questo è la danza dei cosacchi di Putin (il coniglio con la maglia a righe bianche e verdi), che diventerà la fibra di tutte quante le stagioni, e che, alla bisogna, i creatori si divertiranno a spogliare, anestetizzare o reinterpretare. L'interesse sta nel cogliere un gesto, unico, elementare, iterativo, ma perfettamente integrato da reggere cinque stagioni di una dozzina di microepisodi l'una.
Etichette:
bello,
brani,
cartone animato,
Divertimento Ensemble,
divertirsi,
elettronica,
età dell'oro,
fruizione,
Mozart,
noia,
promozione,
ritmo,
sequenza,
Sinfonia,
sintesi,
Ursonate,
Usavich,
utopia,
video,
videogame
Iscriviti a:
Post (Atom)




