Questa settimana voglio proporvi l'ascolto di Clearing I, di Kristian Ireland, compositore australiano nato nel 1975, formatosi principalmente negli Stati Uniti ed in particolare con Brian Ferneyhough. Dopo una pausa di qualche post ricominciamo con una promozione. Come sempre l'idea è quella di proporre compositori poco conosciuti in Italia, o quasi per nulla, come nel caso di Ireland.
lunedì 18 febbraio 2013
lunedì 4 febbraio 2013
Nachklänge aus dem Theater
Torino, RaiNuovaMusica. Bella rassegna, bel cartellone e infatti venerdì sono andato a sentire il concerto di apertura (non è proprio vero, sono andato alla prova generale ma ai fini del post fa lo stesso). Un monografico su Berio, per celebrare il decennale dalla scomparsa - Eindrücke, Requies, Sinfonia, programma lautissimo insomma, e sono uscito contento dall'Auditorium: ma con opinioni diseguali sulle tre portate, e un tarlo di riflessione che vorrei condividere con voi.
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lunedì 21 gennaio 2013
Gesti #1
Con questo post comincio una riflessione su un argomento che già da qualche tempo è fra gli interessi di molti musicisti, di teorici della musica, e da alcuni compositori della nostra generazione – e forse anche di quella precedente. Si tratta del gesto musicale.
Il gesto musicale è un argomento molto sfaccettato, che si può declinare in diversi modi. Parliamo di “gesto del compositore” quando ci riferiamo a una collezione di figure musicali a lui proprie, e che ricorrono variamente nel corpus delle sue opere. Parliamo di “gesto strumentale” quando associamo certe figure, o passaggi, o topoi ad uno strumento specifico piuttosto che a un altro. Parliamo di “gesto dell'interprete” quando individuiamo nell'esecuzione di questo o di quell'altro strumentista un elemento performativo che lo differenzia e lo caratterizza specificamente rispetto agli altri, e – molto probabilmente – ne costituisce proprio l'essenza. Infine ci riferiamo ad un “gesto teatrale” quando la musica di un certo compositore (vedi Kagel – e per questo rimando al post di Raffaele sul Teatro – ma anche Grisey!) si appropria del mezzo teatrale per ampliare ed arricchire il linguaggio artistico.
venerdì 18 gennaio 2013
Nuova pedagogia musicale #1
Come piccolo bonus al di fuori dei lunedì nuthinghiani, ecco in anteprima i primi due libri della nuova raccolta Ricordi :-)
lunedì 7 gennaio 2013
Musica e teatro #1
La musica e l’arte non bastano a se stesse se arrivano a scardinare il sistema di coordinate fondato sulla conoscenza e l’esperienza del ricevente, cosa non rara confrontandosi con il nuovo. In questo caso sorge la necessità di avvalersi anche di parole. L’errore del passato fu credere che la musica non avesse, in quanto arte autonoma, bisogno di un commento esemplificativo; un’illusione che non corrispondeva ai fatti. Entrambe, sia l’arte che la musica, non possono fare a meno della parola...
(Mauricio Kagel)

Ho l’onore con la presente riflessione/retrospettiva di aprire il nuovo anno nuthinghiano. Questo articolo è fatto di riflessioni personali, di idee, appunti che mi hanno accompagnato in passato per i miei lavori.
Non sarà un post “una tantum”, volendo dare un minimo di storicità e considerata l’ampiezza, la varietà e la complessità del topic mi sembra doveroso suddividerlo in una serie di micro post/riflessioni a venire.
Il rapporto fra musica e teatro è qualcosa che mi affascina praticamente da sempre e che mi tocca intimamente, avendo in passato sviluppato lavori per me importanti e soprattutto in questo periodo, essendo il mio progetto attuale un lavoro per l’appunto teatrale, necessito di scavare profondamente e di accendere maggiormente la mia curiosità intorno a questa tematica.
La mia riflessione ruota intorno alla complessità e allo stesso tempo alla diversità insita nel gesto, nella parola, nel suono. Teatro vuol dire spazio. Respiro. Non necessariamente di tipo consequenziale. La libertà che ne risulta rende ogni evento qualcosa di unico. Sono pochi gli esempi dell’ultimo cinquantennio dove esiste una coniugazione pressoché coerente fra parola e suono. Succede spesso che una delle componenti sia al servizio dell’altra.
Una delle figure del ‘900 che per me ha rappresentato, e rappresenta tutt’ora l’emblema del compositore moderno in termini di spinta verso un rinnovamento nell’ambito del teatro musicale, è senz’altro Luigi Nono, pioniere per tanti versi, che dalle riflessioni di Darmstadt ha profuso un significativo impegno per trovare soluzioni concrete in funzione di una rivoluzione artistico-espressiva, sfociata nel suo scritto Possibilità e necessità di un nuovo teatro musicale.
lunedì 24 dicembre 2012
Lettera a Babbo Natale
Caro Babbo Natale,
ti chiedo che il futuro Ministro per i Beni e le Attività Culturali italiano ne capisca della cultura dell'Arte: anche nell'ultimo governo, l'unico Ministro non "tecnico" si è scelto di metterlo qui tra noi, che di cose dal poco valore economico ci occupiamo.
Ti chiedo che i futuri Governanti siano propensi a chiedere consiglio e aiuto a chi di Arte si occupa (magari evitando l'esclusivo rivolgersi agli amici di turno che ogni tanto suonano). Ti chiedo di dargli tempo e competenze per cercare, leggere e capire almeno dei curricula; ti chiedo di renderli capaci della azione di coinvolgimento delle giovani generazioni nelle pratiche direttive e di programmazione artistica.
lunedì 10 dicembre 2012
Vivos Voco
Pochi giorni fa è morto Jonathan Harvey, cui in questo blog non abbiamo mai accennato se non superficialmente. L'occasione è triste per colmare questa lacuna. Non mi interessa in questo contesto dare uno sguardo sulla sua vita, sulla sua formazione, sulla sua spiccata spiritualità o sui suoi rapporti con altri mostri sacri (primo tra tutti Stockhausen); nemmeno mi interessa darvi una panoramica sui suoi lavori più importanti – potete trovare tutto questo su questo bell'articolo del Guardian. In breve, questo non sarà un post strettamente commemorativo, né vi spiegherà perché Harvey è stato fondamentale nei decenni passati. Servirà forse invece a cercare di capire perché Harvey sarà fondamentale nei decenni a venire. Mi interessa quindi esporre brevemente le ragioni per cui credo che Harvey, attraverso la sua musica, mi abbia insegnato qualcosa.
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