lunedì 16 luglio 2012

Nicolas Mondon - Pianola/Phonographe II

Il brano che vi propongo è "Pianola/Phonographe II" di Nicolas Mondon, per disklavier preparato, di cui potete trovare una registrazione a questo indirizzo:

(Il disklavier è un… pianoforte senza pianista, in cui l'abbassamento dei tasti è gestito tramite computer. Nicolas "prepara" anche lo strumento pesantemente, cioè modifica il timbro di alcune corde grazie a frammenti di gomme, corde o patafix).

Premetto che la registrazione non rende giustizia al pezzo, il cui vero asso nella manica è la teatralità del gesto sonoro. Chi ha avuto la fortuna di ascoltarlo dal vivo lo scorso giugno a Parigi (Centquatre, festival Manifeste, 21/06/2012) avrà potuto apprezzare quest'aspetto. La registrazione è - a mio avviso - una lontanissima parente del pezzo in sé. Però penso valga la pena comunque di parlare dell'impostazione generale del brano, anche per incuriosire chi avrà modo di assistervi in futuro.

mercoledì 11 luglio 2012

Fabrizio Rat Ferrero - Noisy Airs

Fabrizio Rat Ferrero, classe 1983, compositore e pianista. Da qualche tempo disdegna la scrittura in senso stretto perché preferisce fare album suoi e suonare quello che scrive. (http://www.fabriziorat.com)

Noisy Airs é un brano per grande ensemble eseguito in prima al Festival Musica di Strasburgo dall'orchestra dei diplomati del conservatorio di Parigi nel 2009.


Non ci sono complessi che bloccano l'immaginario in questo brano, c'è una diretta e franca immersione nel gusto e nell'esperienza personale che fa digerire tutto quel po' di musica contemporanea che Rat Ferrero ha nelle orecchie e nelle mani. C'è del Lachenmann di fondo, accompagnato da uno Strawinski un po' selvaggio e scanzonato. Non quello della Sagra, ma quello dei montaggi strani neoclassici, o della Sinfonia per strumenti a fiato. C'è anche tanta esprienza di musica fatta e sentita. L'improvvisazione, il lavoro sulla frase e sul tema che viene dal Jazz.
Il flusso musicale è bello quando dura poco, però flusso deve esserci. Il compositore deve illuderci che tutto vada per il meglio, che tutto sia sotto controllo; ma, ancora meglio, che si giri di lato e mostri il trucco per fare divertire e anche pensare sull'essenza fittizia, giocosa e profondamente irreale del comporre.

martedì 3 luglio 2012

Ciò che manca non si può contare

Quando scriviamo musica che cosa teniamo e cosa buttiamo? Secondo quali motivazioni compiamo tali scelte? Sono due domande piuttosto complesse, e che a mio avviso meritano di essere affrontate, anche se molto brevemente.

Sulla prima, sappiamo bene che non tutto quello che ci passa per la testa viene trascritto sulla carta. Non siamo dei dittafoni musicali, e nemmeno dei medium in contatto con la musica delle sfere. Ciò che passa per la testa viene filtrato nel processo compositivo. O, meglio, tale processo è di per sé un filtro.

Scrivere è filtrare allora, e come un setaccio, una griglia e un colino lasciano passare la parte liquida - che si disperde - e trattengono gli elementi solidi – che rimangono – così delle cose restano, mentre altre vengono buttate.

Il filtraggio opera sempre, da prima dell'inizio della prima nota che si scrive - ovunque la si voglia scrivere – alla fine, quando ci ricordiamo del pezzo ascoltato anche dopo decenni, forse fino all'ultimo istante della nostra vita cosciente.

Detto ciò, mi chiedo se filtrare significhi sempre scegliere coscientemente cosa trattenere e cosa lasciare – o lasciarsi scappare fra la dita. Abbiamo sempre un controllo sul passaggio delle sostanze? Possiamo sempre decidere quanto fitto sia il reticolo del setaccio? Se sia uniforme o presenti da qualche parte dei fori più stretti – o più larghi? E poi, quante volte ripassiamo nel filtro i flussi musicali prima che il materiale trattenuto ci piaccia davvero?

lunedì 25 giugno 2012

Paolo Aralla - Caduceata Region

Paolo Aralla, nato nel 1960, appartiene a un'altra generazione rispetto a noi, più giovani di 15, 20, quasi 25 anni: è stato tra l'altro mio insegnante di composizione, il che mi pone semmai in un rapporto filiale con lui - e rischia di impedirmi di essere imparziale. Suoi circa coetanei sono invece Fedele, Francesconi, Gervasoni, Solbiati, compositori che oggi nel bene e nel male rappresentano l'establishment della musica contemporanea italiana e che - senza nulla togliere alle loro individualità - condividono in maniera credo innegabile un terreno stilistico comune, una morbidezza ultima di chi è cresciuto con Berio, ha avuto Murail per fratello maggiore ed è rimasto folgorato sulla via di Damasco da Benjamin, ma sto ovviamente semplificando.

Il lavoro di cui voglio parlare è Caduceata Region, ciclo di tre pezzi per pianoforte scritti tra il 2009 e il 2011. Come al solito non mi interessa descriverlo dettagliatamente, ma piuttosto provare a spiegare perché sento che merita attenzione.


lunedì 11 giugno 2012

La Biennale Musica / 56. Festival Internazionale di Musica Contemporanea + EXTREME –



Il post di questo lunedì sarà dedicato ad un evento di attualità: è stato infatti ufficialmente presentato il programma del 56esimo Festival Internazionale di Musica Contemporanea della Biennale di Venezia, che si svolgerà dal 6 al 13 ottobre 2012. Il festival, diretto da quest’anno e per i prossimi quattro da Ivan Fedele, riporta un titolo alquanto suggestivo: +eXtreMe– , ovvero minimalismi e massimalismi, componenti  che animano il nostro contemporaneo vivere. Fedele ha così voluto dare una spiegazione alla sua scelta per il titolo e la programmazione: “Ciò che colpisce particolarmente nel panorama musicale dei nostri giorni  sono gli orientamenti estremi:  minimalismi e massimalismi che vogliono abitare le regioni di frontiera del linguaggio musicale, approcci apparentemente antitetici che in comune hanno la radicalità dell’intento estetico-poetico, abbandonando di fatto l’atteggiamento politically correct del pezzo che funziona o suona bene”.

domenica 3 giugno 2012

Stefano Bulfon - Quand tu étais comme avec moi dans les choses éphémères


Per il post di questo Lunedì presento un lavoro del compositore Stefano Bulfon dal lungo titolo: Quand tu étais comme avec moi dans les choses éphémères (Edizioni Nuova Stradivarius). Classe 1975, italiano, Stefano ha scritto questa pagina impegnativa per 18 musicisti e viola solista tra il 2008 e il 2009. Il brano risulta essere una commissione dell’ Ensemble Intercontemporain, che ne ha curato la prima esecuzione avvenuta a Parigi presso il Centre Pompidou il 23 Ottobre 2010, sotto la direzione di Susanna Mälkki, viola solista:Odile Auboin. Prima di passare al commento, una premessa e altre due informazioni. La premessa è che ho la fortuna di conoscere il brano non soltanto dalla registrazione, ma anche dalla partitura, dettaglio saliente nel caso in cui la musica chiama ad una riflessione più approfondita, caso che a mio avviso non si verifica sempre ma in questo lavoro sì.


Le informazioni: subito prima della legenda compaiono due citazioni che qui riporto. La prima è di Edmond Jabès,  da Le livre des Questions: "Il n’y a pas de marches dans la mer ni, dans la douleur, de degrés.", la seconda è di Lina Bolzoni da Dante, o della memoria appassionata: "Non si trattava di una memoria puramente passiva, ma di una memoria legata all'immaginazione e quindi alla capacità di ricreare, di inventare. Si insegnava a plasmare la mente, a costruirvi complesse architetture, scale, alberi, giardini, tappe di un percorso che potevano condurre a una trasformazione interiore, fino a un incontro col divino.". L'ultima informazione è relativa ai titoli delle due sezioni che compaiono in partitura: al minuto [0':41''] (in coincidenza dell'entrata nascosta della Viola) appare l'indicazione "I. (...case di vuoto e di vento)", la sezione prosegue fino al minuto [7':15''] dove in partitura compare "II. (maisons de lierre)".

Non intendo descrivere il pezzo, preferisco dirvi perché lo ritengo un lavoro importante. 

lunedì 28 maggio 2012

NewThings

La domanda è: esiste un insieme di tratti che, in qualche modo, accomuna i lavori dei compositori miei più o meno coetanei, e li distingue dai lavori di compositori più vecchi di noi di, che ne so, 15 o 20 o 30 anni? La risposta potrebbe essere un no secco, e sarebbe difficile confutarla. Ma mi sembra anche che, se proprio avessi voglia di fare questo gioco, qualche filo comune lo troverei. Non tecniche compositive nel senso tradizionale - niente serialismo, niente spettralismo (e, guarda caso, questo è già un primo ritrovamento): che cosa allora? Provo a buttar giù una specie di piccolo catalogo, sapendo che raccoglierò molte più obiezioni che consensi: ma anche questo fa parte del gioco, e d'altra parte il mio scopo è sollevare una discussione piuttosto che provare a scolpire nella pietra qualche verità. E quindi cominciamo.