lunedì 28 maggio 2012

NewThings

La domanda è: esiste un insieme di tratti che, in qualche modo, accomuna i lavori dei compositori miei più o meno coetanei, e li distingue dai lavori di compositori più vecchi di noi di, che ne so, 15 o 20 o 30 anni? La risposta potrebbe essere un no secco, e sarebbe difficile confutarla. Ma mi sembra anche che, se proprio avessi voglia di fare questo gioco, qualche filo comune lo troverei. Non tecniche compositive nel senso tradizionale - niente serialismo, niente spettralismo (e, guarda caso, questo è già un primo ritrovamento): che cosa allora? Provo a buttar giù una specie di piccolo catalogo, sapendo che raccoglierò molte più obiezioni che consensi: ma anche questo fa parte del gioco, e d'altra parte il mio scopo è sollevare una discussione piuttosto che provare a scolpire nella pietra qualche verità. E quindi cominciamo.

lunedì 21 maggio 2012

Yannis Kyriakides - Mnemosist S

Il brano che vi propongo per questo lunedì è Mnemosist S, di Yannis Kyriakides, nella versione dell'ASKO ensemble. Si tratta di un lavoro che lega in un collante ritmico sintesi elettronica, ensemble, video e testo.


Il primo punto importante è la questione del ritmo. Questo brano è emblematico di una concezione che ritorna a pensare al ritmo sulla base di una vera griglia, intesa come struttura a partir dalla quale ogni variazione è una presa di libertà. Questo mi pare anche una cifra comune a moltissimi compositori degli ultimi anni, nonché un fatto positivo: una certa datata concezione del ritmo come successione di intervalli temporali non tiene conto del fatto che la percezione ritmica  è secondo me (come la percezione delle altezze) basata fortemente su criteri frequenziali. Da cui, appunto, l'importanza di evitare i "grigi" ritmici (in linea di principio, in linea generale, al netto di casi specifici). Le prese di libertà dalla griglia, o gli sfasamenti a livello di una sottogriglia, acquisiscono nel pezzo una potenza notevole (come gli "accenti" delle percussioni), pur restando estremamente semplici. I momenti di switch tra le sezioni, funzionano perfettamente. Esattezza, precisione.

domenica 13 maggio 2012

ARTIFICIALE NATURALE


La cosa profondamente vera del rapporto tra naturale e artificiale, che in musica tocchiamo con mano ogni giorno, consiste nella difficoltà del distinguerne i poli. Mi capita di rispondere alla domanda sul perché la scala sia suddivisa in dodici parti uguali. E per tagliare corto dico che è arbitrario, non ci sono ragioni di fondo teoriche. Ci sono piuttosto delle ragioni pratiche che ci hanno portato a fare delle scelte, che in generazioni si accumulano. Questo mi fa sempre molto pensare e mi fa desiderare di potere rimettere tutto a zero e di fare finta di lavorare come se nulla ci fosse. Facendo così mi rendo conto delle regole che ci sono, dei limiti ed anche del perché, e anche che certe cose le farei come mi hanno sempre insegnato.
L'aspetto fondamentale del problema è che la musica, nei suoi limiti e nelle sue richieste al compositore, nella bellezza e nella bruttezza, appartiene al mondo della fiction e dell'immaginazione, del non reale che si finge tale, e per questo a volte può colorare il reale di una patina di rappresentazione supplementare, che forse è lì dall'inizio dei tempi.

lunedì 2 aprile 2012

Textures

Per offrire al lettore una breve riflessione su cosa sia la texture e del suo impiego in alcuni esempi di letteratura musicale odierna comincerò con un esempio piuttosto semplice. Invito dunque chi legge a compiere una sorta di esperimento mentale.

Si immagini un filo di lana rosa e lo si intersechi con un filo di cotone bianco di egual lunghezza. Si immagini di prendere altre decine di fili rosa e bianchi e di intersecarli fra loro mediante un macchinario adatto allo scopo, come quelli che abbiamo oggigiorno. Avendo intersecato fili fra loro si è formato un tessuto composto di una trama e un ordito (rosa e bianco, rispettivemente). Osservandolo e toccandolo si apprezzeranno le sue qualità fisiche e sensorie, come la ruvidità, la resistenza allo strappo, la varietà cromatica. Continuando col fanta-esperimento si potrebbe anche decidere di frapporre una lente di ingrandimento allo sguardo, nel qual caso si riusciranno a distinguere i fili uno ad uno, e vedere come sono fatti.

lunedì 26 marzo 2012

[vi-zi-bi-li-'ta]

Visibilità è un termine con il quale ci capita talvolta di lottare. Voliamo basso: niente Calvino, nessuna teoretica della comunicazione... Per chi cerca di fare arte l'argomento risulta in genere indigesto, dai puristi spalancanti bocche al solo percepire il suono [vi-zi-bi-li-'tà], ai furbi ... che sanno sempre come funziona!, fino a chi ci combatte un po' quando ne ha voglia, magari postando distrattamente e tristemente un "concerto con il mio ultimo pezzo". C'è chi, cercandola, trasloca. In alcuni casi essere visibili è vitale “vado in tv quando arrivano nuove minacce perché la visibilità, la notorietà sono una forma di tutela" (Roberto Saviano), in altri casi è un po' meno "vita o morte" quanto piuttosto "cambio vita". Insomma... ci si combatte un po' tutti... quando poi!ecco!ti capita distrattamente di guardare la TV o di leggere una qualche rivista a grande tiratura e... "...noooooooo ma dai!incredibile..." così inciampi su un tuo concittadino che al Tg "suona" al contrario (?????!!!!!)... o magari rientri dal tuo ennesimo anno da emigrante e scopri di aver frainteso tutto: hai vissuto in un "estero" sbagliato, o forse la tua padronanza delle lingue non è proprio delle migliori e scopri di aver frainteso... tutto...

mercoledì 21 marzo 2012

Steen-Andersen - On And Off And To And Fro



Continuiamo la serie dei “semafori verdi” parlando questa volta di un autore della nuova generazione fra i più interessanti sul panorama internazionale, ma poco conosciuto, anzi molto probabilmente del tutto sconosciuto in ambito italiano, aldilà di qualche piccola recente apparizione.
Si tratta di Simon Steen-Andersen (classe 1976), compositore danese,  piuttosto attivo in territorio anglo-germanico.
Il brano qui presentato è “On And Off And To And Fro” del 2008, nell’esecuzione dell’ensemble norvegese “Asamisimasa” e inserita nel disco monografico “Pretty Sound - Solo and chamber works” pubblicato dalla Dacapo Records nel gennaio 2011.
I lavori di Steen-Andersen appaiono ad un primo ascolto brillanti, comunicativi ma al contempo densi di sonorità ricercate, molto spesso grazie anche all’ausilio dell’elettronica o a dispositivi particolari quali megafoni o pedaliere per chitarra, ponendo in evidenza anche una certa curiosità verso l’aspetto visuale, prevalentemente di carattere ludico e ironico. Il gesto sonoro è inteso molto spesso come atto performativo, determinato perlopiù da un’intimistica propensione teatrale.

lunedì 12 marzo 2012

Ancora la meta-cosa?

Quando ero più piccolo, avevo nella libreria un piccolo catalogo di una mostra con un dipinto di Ferroni in copertina e un grande "LA METACOSA" come titolo. Non credo di averlo mai aperto. Mi sono avvicinato a Ferroni per altre vie, ma il catalogo è rimasto chiuso nell'armadio, a meno di un metro da dove ho dormito ogni sera per vent'anni - con ogni probabilità è ancora là.

Una nota biografica di questo tipo potrebbe lecitamente essere chiosata con un grandissimo chissenefrega, però quel libro chiuso ha significato per me almeno due cose: innanzitutto è stato il primo passo per tenere la magia del contenuto confinata in un nome esoterico ed evocativo; e poi è stato una specie di scatola-nera rispetto a cui potevo provare a commisurare il mondo (essendo il suo contenuto ignoto per certi versi il miglior contrappeso per una realtà da decifrare). Da qui potrebbe partire una lunga apologia dei libri chiusi, e invece no.